Ufficio, luce naturale.

 

Primo piano di un uomo (Interpretato da Christian Bale) dall’aspetto curato: barba rasata, capelli folti ordinati e tirati all’indietro, indossa giacca e cravatta.

 

 

 

 

Sta osservando dei grafici su uno schermo.

Tocca lo schermo, spostando un grafico con il dito, passando a un’altra figura che rappresenta varie curve.

L’ufficio è ampio, ha una grande vetrata con le tende chiuse (ma che ci fanno intravedere un cielo grigio), e un mobilio dal design affusolato, moderno.
Stacco.

 

In sovrimpressione, in basso a destra (vale anche per gli altri titoli):

 

 

CHRISTIAN BALE

 

 

 

L’uomo è alla fine di un corridoio il cui stile ricorda quello dell’ufficio.

Sta bevendo un bicchiere d’acqua da un distributore.

Un altro uomo più giovane gli passa accanto.

 

 

UOMO (senza fermarsi)

Buongiorno dottor Rice!

 

 

JADA PINKETT SMITH

 

 

Rice lo ringrazia con un sorriso, osservandolo andar via, poi termina l’acqua e si incammina per il corridoio.

 

Stacco.

 

 

Rice è seduto a un tavolo rotondo, assieme ad altri dieci uomini vestiti tutti alla stessa maniera.

Hanno tutti dei monitor davanti, con i quali osservano dei grafici.

Lui è nel bel mezzo di un discorso.

 

 

 

PAUL BETTANY

 

 

 

RICE

…perché, come potete vedere dai risultati dell’ultimo studio clinico, sono stati dodici i lavoratori a richiedere assistenza sanitaria in seguito al servizio nella stazione mineraria dell’asteroide 28. La causa risiede con ogni probabilità nell’inadeguato sistema di smaltimento dei rifiuti organici che predispone i soggetti a un rischio biologico sanitario inaccettabile.

 

Stacco.

 

 

 

Rice è seduto nella sua scrivania.

Davanti a sé sempre il computer, nel quale sta scrivendo qualcosa pigiando i tasti di una tastiera (diversa dalle comuni tastiere, è infatti più piccola e contiene solo i tasti delle lettere).

Dalla finestra intuiamo che fuori si è fatto buio.

Bussano alla porta, una donna sulla quarantina si affaccia sorridente.

 

DONNA

Io vado dottore.

 

 

ADEWALE AKINNUOYE

 

 

L’uomo la saluta con un sorriso di circostanza, tornando poco dopo al computer.

 

 

RICE

Credo che mi tratterrò ancora un po’. Voglio finire questa relazione.

 

La donna annuisce sorridendo, poi esce e chiude la porta.

Stacco.

 

 

 

 

 

Garage, Luce artificiale.

 

Rice sta camminando in un garage sotterraneo dove ci sono poche auto parcheggiate.

Con un telecomando a distanza, apre la serratura di un’auto bianca, non molto grande, dalle forme fluide.

Stacco.

 

 

Strada, Luci dei lampioni.

 

La città è illuminata dai lampioni, le strade sono deserte se non fosse per l’auto di Rice che viaggia a velocità moderata.

Passiamo dentro l’abitacolo, in primo piano lo vediamo seguire qualcosa con lo sguardo.

Davanti a sé c’è un’altra auto che procede lentamente, a stento. E’ nera, ha i finestrini oscurati ed è di grossa cilindrata.

L’uomo è spazientito, suona il clacson.

Guarda lo specchietto retrovisore, quindi accelera per superarla, ma in quel momento l’altra auto frena di colpo, rendendo inevitabile l’impatto dei due paraurti.

 

 

THANDIWE NEWTON

 

 

Rice suona ancora il clacson, irato.

 

 

Sentiamo in sottofondo: Kasabian - Reason Is Treason

 

 

RICE

Ma che cazzo!

 

Apre la portiera e scende dall’auto, ma prima di poter dire qualcosa, dall’altra macchina escono fuori due uomini vestiti totalmente di nero, compresi di passamontagna, che gli puntano dei mitra.

Rice rimane con la bocca aperta, e viene spinto verso l’auto nera.

 

RICE

Che…

 

La frase gli viene bloccata da un colpo dato con la canna del mitra sul suo naso.

Viene trascinato dentro l’auto da uno degli uomini, mentre l’altro è entrato nella sua macchina.

Nel giro di pochi secondi entrambi i mezzi ripartono sgommando.

 

Stacco.

 

Rice è disteso per terra, in uno spazio tra i sedili.

Un uomo è alla guida, e altri due sono ai suoi lati, con i fucili puntati. 

Lui prova a mettersi seduto, ma viene colpito un’altra volta e steso di nuovo.

 

 

DANIEL WU

 

Gli viene messo in testa un cappuccio nero senza aperture, in modo da renderlo cieco.

 

Stacco.

 

 

 

 

Rice viene gettato dentro una stanza dalle pareti fatte di mattoni grezzi.

C’è un materasso sporco per terra e un rubinetto, con un secchio vicino.

Indossa solo i pantaloni e la camicia sgualcita e sporca di sangue.

Guarda la porta, senza fessure.

Ha uno zigomo gonfio e il volto imbrattato di sangue rappreso.

Se lo tocca con un dito, poi si dirige verso il rubinetto, dove inizia a lavarsi.

 

In dissolvenza incrociata, vediamo varie scene che illustrano il soggiorno dell’uomo nella stanza, mentre dorme, passeggia e prova a urlare in direzione della porta.

 

Stacco.

 

 

 

Rice è nuovamente incappucciato, disteso su di una brandina in un mezzo che sembra essere una gip o comunque un veicolo in movimento, date le vibrazioni.

Accanto a lui ci sono un paio di uomini, sempre coi passamontagna.

Uno di loro gli alza la manica della camicia, fino all’avambraccio.

 

RAPINATORE

Ti sto per infilare un ago in vena. Se fai resistenza ti rompo il naso e il mignolo. D’accordo?

 

Rice annuisce dopo un po’.

Quello gli infila un ago a farfalla, glielo fissa con del nastro adesivo.

Poi prende da una valigetta una flebo, che collega alla cannula dentro la vena e porta la flebo in alto, agganciandola alla maniglia della portiera.

 

Dissolvenza in schermo nero.

La musica sfuma.

 

 

 

DIRETTO DA KATRHYN BIGELOW

 

 

 

 

 

Nello schermo nero iniziano a comparire dei colori, ma le immagini sono sfocate.

Vediamo qualcosa che si muove e viene verso di noi.

Poi diventa nuovamente tutto nero.

 

Passano alcuni secondi, e le immagini ritornano. Ora meno sfocate, ma sempre poco nitide.

Sentiamo in sottofondo il rumore di una zanzara.

Dei passi, una voce.

Le immagini acquistano nitidezza: è la soggettiva di qualcuno che è coricato in una stanza che sembra avere le pareti fatte da pelli, legni e foglie.

Accanto a noi c’è un altro letto sul quale è disteso un anziano di colore. Una donna di colore (interpretata da Jada Pinket Smith), calva, che indossa dei pantaloni color cachi e una maglietta bianca, si sta prendendo cura di lui con una spugna bagnata.

 

 

 

 

Dall’ingresso entra poi un altro uomo di colore (interpretato da Adewale Akinnuoye), alto, robusto, che si avvicina a noi.

 

 

 

Torniamo a guardare la scena normalmente:

Rice è disteso su un lettino e quello robusto gli si avvicina.

Si china, guardandogli le pupille, poi gli controlla il polso.

Rice prova ad alzarsi, ma l’altro lo tiene fermo impedendoglielo.
Poi si rivolge verso la donna che ha finito con l’anziano. L’aiuta a sistemare una zanzariera sopra di lui, quindi entrambi escono dalla stanza.

L’uomo li guarda andar via, poi si riaddormenta.

 

 

 

Sentiamo in sottofondo: Mola Sylla - D.A.

 

 

 

Primo piano di un bambino di colore che è affacciato a una finestra e sta guardando con curiosità dentro.

Rice è ancora coricato, ma viene svegliato dalle voci che provengono dall’esterno.

Sembra essere meno stordito rispetto a prima, deve aver riposato.

Osserva l’anziano accanto a sé, che invece dorme. Gli guarda le gambe, notando che un piede è quasi completamente nero.

Poi si mette a sedere, passandosi una mano sugli occhi.

Quindi si alza, barcollando.

Si regge in piedi a stento, ma si dirige verso l’uscita della capanna, ritrovandosi all’aria aperta.

 

Un sole cocente lo acceca, costringendolo a chiudere gli occhi e voltare il capo.

Compie qualche passo sul terreno arido e sabbioso.

Non appena si abitua alla luce, si guarda intorno: si trova al centro di un villaggio fatto di capanne fatiscenti, costruite con legna e fango.

Poco distante da sé c’è un pozzo in muratura.

Più lontano alcuni bambini sembrano spiarlo.

Oltre le case si intravedono solo rocce e una vegetazione molto povera, fatta per lo più di radi cespugli.

Si sposta in direzione del pozzo, notando più in fondo una grotta scavata nelle rocce e un camion parcheggiato all’ingresso, accanto a una gip.

 

Dalla grotta vengono fuori quattro persone. Una è la donna calva che si era presa cura dell’anziano, quindi l’uomo di colore alto che abbiamo già visto, seguiti da un uomo biondo sulla quarantina (Paul Bettany) e un altro dai lineamenti orientali (Daniel Wu).

 

 

 

Rice si appoggia al pozzo, guardandoli passare, ma viene colto da un capogiro e afferra il bordo per non cadere.

L’uomo di colore gli si avvicina, mentre gli altri si fermano davanti la gip.

 

RICE

Tutto a posto, sono un po’ debole. E’ stato solo un capogiro.

 

L’altro lo guarda con aria seria, fermandosi.

Rice allora compie qualche passo in avanti, come a volergli mostrare ciò che ha detto. Vacilla un po’, ma non cade.

 

RICE

Devo riprendere un’alimentazione normale. Due giorni e sarò più in forma di prima.

 

Sorride, affabile e rassicurante, ma si sente una certa tensione nelle sue parole.

L’altro annuisce.

 

UOMO DI COLORE

Mi chiamo Sufi. Sono medico anch’io. Due giorni sono troppi, devi farti bastare stanotte.

 

Detto ciò gli dà le spalle, allontanandosi e raggiungendo gli altri tre.

Sembra che si stiano preparando a una partenza, infatti la donna sta mettendo degli zaini sulla gip.

Stacco.

 

La musica sfuma.

 

 

E’ notte nel villaggio.

Rice siede davanti a un fuoco. Con lui ci sono Sufi, l’energumeno di colore, e l’uomo biondo.

Quest’ultimo è molto magro, ha un’aria emaciata, stanca.

Osserva Rice di sott’occhi, quasi con ostilità.

 

SUFI (presentandolo)

Lui lo chiamiamo Golden.

 

Rice annuisce, e Golden si limita a fissarlo.

 

GOLDEN

Sforzati di bere.

 

Rice prende la scodella con dell’acqua, bevendo.

In sottofondo si sentono i grilli e lo scoppiettare del fuoco.

Sufi gli mostra dei pezzi di carne.

 

SUFI

Ne vuoi ancora?

 

Rice scuote il capo.

 

GOLDEN

Va a dormire.

 

La frase risuona come un ordine, e Rice si alza, lasciandoli soli.

Dissolvenza.

 

 

 

 

 

Rice apre gli occhi. E’ coricato nel letto dove lo abbiamo trovato la prima volta ed è stato svegliato dal rumore di un mezzo che adesso sembra si stia allontanando.

Golden entra dentro la capanna proprio in quel momento.

 

GOLDEN

Sei già sveglio? Bene. Vai nella baracca che c’è vicino le rocce, ci troverai tutto quello di cui avrai bisogno.

 

Rice lo guarda con perplessità, ma non dice nulla e si limita ad alzarsi e seguirlo fuori.

Stacco.

 

 

Rice e Golden sono dentro a una baracca dove ci sono vari materassi per terra, vacanti.

Golden si dirige verso una parete che è fatta di roccia, scosta un telo e scopre una porta chiusa da un lucchetto.

Fa scattare la serratura, la apre e vi entra, seguito subito dopo da Rice.

L’ambiente è piccolo, è una grotta scavata nella roccia e contiene un letto, vari armadietti, delle casse e un frigorifero che sembra alimentato da un gruppo elettrogeno posato sopra una cisterna.

 

GOLDEN

Nel frigo ci sono penicillina, vaccini e antibiotici. Vedi di usarli con parsimonia, è la scorta di tutta la regione e di norma, a parte l’uomo con la cancrena, non dovresti proprio averne bisogno.

 

Rice è smarrito.

 

GOLDEN

Una delle casse è piena di materiale sterile, l’altra di riso e miglio. Per principio questa non devi nemmeno toccarla: ci penseranno gli abitanti del villaggio a sfamarti.

 

Poi gli si avvicina, parlandogli in tono più duro.

 

GOLDEN

Ficcatelo bene in testa: non devi mai e poi mai rifiutare quel che ti offrono, sarebbe un’offesa gravissima. Tranne l’acqua, quella prendila solo dalle taniche. Li abbiamo avvisati, non ti daranno problemi.

 

Rice lo guarda, sorride come se non stesse credendo a quelle parole.

Golden esce dalla grotta, tornando nella baracca, noncurante di quella sua reazione.

 

GOLDEN

L’unico malato vero e proprio è il tuo compagno di capanna. Ormai è fuori pericolo, comunque non abbassare la guardia. Ieri sera il Gatto l’ha ricucito e bendato col silicone.

 

RICE

Il gatto?

 

GOLDEN

Il cinese.

 

Rice annuisce, passando nella baracca.

 

GOLDEN

Pulisci la ferita e cambia la fasciatura ogni giorno. Al momento è sotto antibiotici. Il gatto ti ha lasciato un appunto nel frigo.

 

Rice è sempre più sbigottito, si mette a sedere sul letto.

 

GOLDEN (porgendogli un taccuino)

Quanto agli altri, la situazione è questa. Sono stanziali, un centinaio, pochi bambini, qualche capra e una ventina di pecore… febbre tifoide, malaria, epatite, ogni tanto qualche caso di meningite, insomma, niente di catastrofico.

 

Rice legge il taccuino.

 

GOLDEN

Gli uomini guardali dritto negli occhi, sempre, ma non fissare le donne in faccia. E non toccare mai i genitali, nemmeno dei bambini, nemmeno se sospetti qualcosa.

 

Golden si dirige verso un armadio, lo apre e ne prende uno zaino, che apre per controllarne l’interno.

 

GOLDEN

Ogni volta che vacciniamo qualcuno, loro lo ficcano in quarantena, è l’unica precauzione sanitaria che siamo riusciti a fargli accettare, perciò risparmia la saliva. Tanto tu il galla non lo parli, no?

 

Rice scuote la testa.

 

GOLDEN

Imparalo, così saprai come occupare il tempo. E se ti chiedono quanti anni hai, tu rispondi che sono una trentina, non di più. Per loro è un’età degna di rispetto e comunque anche se dicessi la verità non ti crederebbero.

 

Golden chiude lo zaino, poi ne prende un secondo e si dirige verso l’uscita della baracca.

Rice lo segue.

 

GOLDEN

Non dovremmo essere di ritorno prima di qualche settimana. Cerca in tutti i modi di rimettere in piedi il vecchio, è il capo del villaggio e senza di lui ci scapperà senz’altro qualche cazzata. Ah, il codice del lucchetto è 1871. Non farci mai entrare nessuno.

 

I due escono all’esterno, e Golden carica gli zaini sul camioncino.

Sufi è già al posto di guida e lo aspetta.

 

RICE
Ma… come faccio a rintracciarvi?

 

GOLDEN (sorridendo)

Prova con la telepatia.

 

Rice ha un impeto d’ira e scatta contro Golden cercando di prenderlo alle spalle.

Ma il biondo è più veloce e lo anticipa: si volta di scatto, gli afferra un braccio, poi con una pedata sulle gambe lo sbatte per terra, a faccia in giù.

Quindi si china, tenendogli la schiena bloccata con un ginocchio.

Rice ha la faccia sporca di sabbia, tossisce sputandone.

Golden gli si avvicina, parlandogli all’orecchio.

 

GOLDEN

Ti avviso. Prova a scappare da qua e sei morto. Non riusciresti a sopravvivere a lungo nel deserto, ma se anche ci riuscissi, ti troveremmo.

 

RICE

Non potete…

 

GOLDEN

Sì, possiamo.

 

Sufi li guarda dall’alto, serio.

Poi fa un cenno a Golden, dicendogli di lasciarlo andare.

 

Rice viene quindi liberato, tossisce dell’altra sabbia mentre si rimette in piedi.

Golden dal canto suo si dirige verso la gip, salendo accanto a Sufi.

 

Rice si volta a guardarli.

Sufi gli lancia un’occhiata che vuole essere un saluto, poi il camioncino parte, alzando un gran polverone.

 

 

Stacco.

 

 

Sentiamo in sottofondo: Wonderful Africa Chill Out Music

 

 

 

Siamo al tramonto.

Il cielo è un misto di azzurro e giallo, non una nuvola.

Rice è seduto su alcuni massi, le braccia sulle ginocchia, a fissare davanti a sè un'enorme distesa di terra deserta. Solo qualche albero interrompe la monotonia del paesaggio.

Si trova sulla cima di una montagna rocciosa, quella che sovrasta il villaggio.

Lo vede sotto di sè in tutta la sua interezza.

Abbassa il capo, nascondendolo tra le ginocchia.

 

Dissolvenza.

 

La musica sfuma.

 

 

Rice è entrato nella capanna dove si era svegliato la prima volta.

Sul letto è ancora coricato il vecchio capo del villaggio. Lo vediamo muoversi debolmente e pronunciare qualcosa di incomprensibile a bassa voce.

Rice si dirige verso il letto, sedendovisi con aria distrutta.

Guarda la finestra, poi un gemito dell'africano lo fa girare.

Si alza quasi infastidito, aggirando il suo letto.

Gli osserva le piaghe nelle gambe, poi il volto dolorante.

 

Apre un cassetto da un mobile accanto al letto, prendendo una ciotola con dentro del liquido trasparente e una spugna.

Scosta la zanzariera e si avvicina all'uomo, che ora lo guarda negli occhi.

Rice si sposta verso le gambe, e dopo aver strizzato la spugna, inizia a pulirgli la ferita.

I due si guardano mentre continua a pulire. Uno sguardo ostile, fermo.

Poi Rice distoglie gli occhi, concentrandosi sulle piaghe.

 

Lo vediamo da fuori, attraverso la finestra, in piedi accanto al letto.

Dissolvenza.

 

 

Il cielo arancione cambia colore, passando rapidamente al blu scuro e poi al nero della notte, con numerose stelle che si accendono.

A indicare il trascorrere della notte, ricompare il sole del mattino.

In sottofondo sentiamo le urla divertite di vari bambini.

 

 

Rice sta calando un secchio nel pozzo e attorno a se ha due bambini nudi che lo guardano, ridendo e parlandogli.

Uno lo tira per i pantaloni e quando Rice si volta a guardarlo quello lo lascia, correndo via divertito.

Rice appare infastidito, fa risalire il secchio, che adesso è pieno d'acqua e si dirige verso la capanna.

I due bambini riprendono a seguirlo.

 

Stacco.

 

 

Rice si trova dentro la capanna costruita a ridosso della montagna e sta aprendo il lucchetto della porta che conduce alla grotta.

Ci riesce dopo alcuni tentativi, entra e la richiude alle sue spalle.

Si guarda intorno, poi si dirige verso le casse poste in un angolo.

Apre la prima, che contiene vari rotoli di garze e altro materiale medico.

Apre anche la seconda, dove c'è del riso e del miglio, separati in due sezioni.

 

Stacco.

 

Una ciotola contiene del riso fumante, immerso in un po' di brodo.

Non ha un aspetto invitante, i chicchi sono piccoli, sembrano crudi.

Rice ne prende un po' con la mano, mangiandolo.

Dalla sua espressione capiamo che anche il sapore non deve essere il massimo.

Ne prende un altro po'.

 

Stacco.

 

 

Rice sta passando una garza nella piaga del capo villaggio, che all'improvviso emette un urlo di dolore e afferra il braccio del medico, gridandogli qualcosa.

L'uomo si ferma, intimorito, poi però con fare risoluto si divincola dalla presa del vecchio e riprende a medicarlo.

Quello lo guarda irato, ma chiude gli occhi e non dice altro.

 

Rice si abbassa, strizzando la spugna in un secchio d'acqua.

Apre una cassetta dove ci sono alcune boccette e siringhe.

Dopo aver trafficato con una siringa, l'avvicina alla gamba del capo.

 

CAPO

Nome.

 

RICE

Il mio? Tyler Rice.

 

CAPO

Tyler Rice.

 

Rice annuisce, poi infilza l'ago nella gamba del capo, il quale continua a guardarlo limitandosi a socchiudere gli occhi per un istante.

Dissolvenza.

 

 

Rice è fuori, poggiato alla porta della capanna.

Con le mani in tasca osserva un gruppo di uomini riuniti attorno al fuoco.

Qualcuno del gruppo si alza, avvicinandosi a Rice. Si tratta di una donna sulla cinquantina che ha con sè una ciotola con qualcosa dentro.

Lo porge al medico, che la prende e la guarda.

Lei annuisce, indicando di mangiare dalla ciotola.

Rice è riluttante, guarda oltre la donna notando che gli altri uomini lo stanno guardando da lontano.

Quindi la porta alle labbra, bevendo un po' di quel contenuto.

La donna annuisce, sorridendo, per poi andarsene e lasciarlo solo.

Lui la guarda andar via, poi beve ancora.

 

Stacco.

 

 

E' giorno, siamo dentro una capanna. Un bambino sui sette anni sta piangendo, piegato in due su un letto.

Una donna è seduta accanto a lui, mentre Rice è in piedi, a parlare con un uomo. Devono essere il padre e la madre.

 

RICE

Se parli così veloce non capisco!

 

L'uomo parla a Rice gesticolando in maniera nervosa e indicandogli il bambino.

 

RICE (toccandosi la pancia)

Qua?

 

L'uomo, frustrato, apre una porta della capanna, dalla quale prende un secchio di cui non vediamo il contenuto.

Lo mostra però a Rice, che cambia espressione, annuendo. Sembra aver capito.

 

La madre carezza la fronte del bambino, che continua a piangere.

 

Stacco.

 

 

 

Rice è nella capanna del capo villaggio, seduto accanto a lui.

I due sembrano nel mezzo di una discussione stentata.

 

RICE (scandendo le parole e accompagnandole a gesti)

E' una brutta ferita. Il piede, la piaga.

 

CAPO

Brutta.

 

RICE

Hai paura?

 

CAPO
No paura. Paura tu guardare negli occhi. No scappare, o paura rincorre te.

 

Il capo fa dei gesti che accompagnano le parole e permettono a Rice di capire e di abbozzare un sorriso.

Stacco.

 

 

 

Rice inietta una siringa nella coscia di un uomo alto e molto magro, i cui occhi sono di un giallo acceso.

L'uomo sembra molto stanco e dopo l'iniezione si distende a pancia in su.

Rice ripone gli strumenti nella cassettina, poi si alza.

 

Stacco.

 

 

 

E' notte, e nella capanna vediamo per la prima volta il letto del capo villaggio vuoto.

E' infatti seduto su una sedia, vicino alla finestra, in modo da guardare il cielo stellato.

Rice è accanto a lui e guarda in alto.

Il capo villaggio indica un gruppo di stelle con l'indice.

 

RICE

Quella dovrebbe essere l'orsa maggiore.

 

Il capo indica un altro gruppo di stelle.

 

RICE

Quella è una stazione orbitale.

 

L'anziano ripete tra sé quelle parole.

Rice sorride, scuotendo il capo.

 

RICE
Non hai idea di cosa sia, lo so. E' come una grande stella dove si fabbricano stelle più piccole.

 

L'anziano lo guarda seriamente per un po', poi torna a indicare il cielo con aria curiosa.

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

 

Sentiamo in sottofondo: Mama Africa (Aq Mix)

 

 

 

E' il tramonto al villaggio.

 

La porta della capanna del capo si apre e vediamo che ad aprirla è stato proprio l'anziano, per la prima volta in piedi, sorretto da Rice.

I due compiono qualche passo e ben presto vengono raggiunti e circondati dagli altri abitanti del villaggio che esultano.

Il capo dice loro alcune parole nella loro lingua, alzando le braccia in esultanza e suscitando le grida di gioia degli altri.

 

Stacco.

 

 

Sentiamo in sottofondo rumori di percussioni e canti.

 

E' notte e c'è un grande fuoco attorno al quale danzano vari uomini e donne.

Nel fuoco intravediamo i resti di un'animale che dev'essere stato cotto e mangiato.

 

Due ragazzi suonano degli strumenti a percussione simili a bonghi, mentre gli altri cantano all'unisono.

Il capo villaggio è seduto davanti al fuoco, affiancato da Rice.

Il primo muove la testa a ritmo della musica, bevendo da un bicchiere di legno.

Anche a Rice viene portato un bicchiere uguale e il capo lo invita a bere allegramente.

L'uomo ne manda giù un ampio sorso, deglutisce a fatica, ma sorride per ringraziare.

 

Il vecchio gli si avvicina, parlandogli forte all'orecchio.

 

CAPO VILLAGGIO

Tu, perchè ci aiuti a noi?

 

Rice viene colto un po' di sorpresa e inizialmente non sa cosa dire.

Riflette un po', poi risponde guardando il fuoco.

 

RICE

Perchè sono qua.

 

Stacco.

 

La musica sfuma.

 

 

 

 

E’ giorno, Rice sta camminando in mezzo al villaggio con una brocca piena d’acqua su una spalla, quando si volta al sentire un rumore.

Oltre le capanne si scorge una nube di polvere e il rumore è quello di un’auto.

Primo piano di Rice sorpreso, poi di nuovo sulla nube, dalla quale viene fuori la gip che avevamo visto in precedenza.

La osserviamo avvicinarci a noi, fino a riconoscere Golden e Sufi al suo interno.

 

 

 

 

Il veicolo si ferma in prossimità del rifugio e i due scendono.

 

Sufi si dirige verso una delle capanne, mentre Golden si avvicina al rifugio e a Rice.

Il biondo ha un’aria distrutta, a stento si regge in piedi.

Rice posa la brocca a terra e gli va incontro, aiutandolo a camminare fin dentro la tenda, dove si va a coricare.

 

GOLDEN

Grazie. Svegliami tra quattro ore e con un bel pranzo.

 

Rice lo guarda senza dire niente, poi esce fuori.

Si guarda in giro, del nero non c’è traccia.

Si avvicina alla gip, ma non ci sono chiavi appese.

Stacco.

 

 

Del riso sta cocendo su una padella, assieme a delle verdure.

Rice mescola la pietanza con un cucchiaio in legno.

Alle sue spalle arriva Sufi che guarda il cibo sorridendo, poi si reca da Golden che sta ancora dormendo e lo scuote per svegliarlo.

 

Stacco.

 

I tre sono seduti a un piccolo tavolino in legno e mangiano da piatti di legno.

Golden e Sufi sembrano affamati.

 

GOLDEN

Cucini meglio di Sufi, anche se non c’è paragone con una bella bistecca!

 

SUFI

Capirai! Ma lo sai che l’altro ieri questo qui ha mangiato capra?

 

Golden si volta a guardare Rice, osservandolo con un’espressione ammirata.

 

GOLDEN

Capra, eh? Raccontami. Anzi no, mi racconti tra un minuto in auto.

 

Rice rimane fermo a fissarlo, il suo sguardo è interrogativo, ma non riesce a dire una parola.

Stacco.

 

 

Sufi sta trasportando alcuni borsoni verso la gip, aiutato da Rice.

Golden sorride al capo tribù e altri uomini dietro di lui.

Anche Rice li raggiunge, dice qualche parola che non sentiamo, sembra che si stiano salutando.

I tre uomini sono sopra la gip.

Il mezzo parte alzando un gran polverone e alcuni bambini lo rincorrono divertiti.

Rice si guarda alle spalle.

Le capanne diventano sempre più piccole, fino a mescolarsi con la polvere. Nel suo volto un’espressione amara.

 

GOLDEN

Allora, perché non inizi a raccontare?

 

La gip viene inquadrata dall’alto. Il cielo è più scuro, il sole inizia a tramontare.

 

Dissolvenza.

 

 

E’ notte fonda, l’auto continua a camminare lungo un sentiero nel deserto illuminato solo dai fari.

Sufi alla guida è concentrato.

Golden è accanto a sé, ha l’aria assonnata.

Rice invece siede nella parte di dietro, poggiato a una tanica e a una ruota di scorta.

 

RICE
La lingua che si parla da queste parti, il galla, non appartiene al gruppo sahariano, vero?

 

GOLDEN

No.

 

RICE

E allora dove ci troviamo?


GOLDEN

Etiopia, Sudan, Somalia… Hai l’imbarazzo della scelta!

 

Golden sorride e anche Sufi fa lo stesso.

Rice rimane qualche secondo in silenzio, poi apre di nuovo bocca.

 

RICE

Come ci sono arrivato qui?

 

SUFI

Tipica domanda stupida e inutile. Ti sei mai chiesto perché sei europeo e non indiano o brasiliano o qualsiasi altra cosa?

 

RICE

Prima di nascere non ero nulla e in nessun luogo, ma prima di ritrovarmi qui vivevo a Ginevra.

 

SUFI

E prima di Ginevra a Bruxelles, prima ancora su Lagrange 4 e a Grenoble. Hai preso l’aereo, una navetta spaziale, il treno o la tua auto per spostarti da un luogo all’altro; come può il mezzo cambiare il modo in cui vivi il luogo?

 

RICE

Di solito mi muovo di mia volontà. Questo sì che cambia la mia percezione del luogo.

 

SUFI

Di solito tu vai dove ti mandano! Cos’è la volontà?

 

Rice non replica, scuote il capo in maniera stizzita.

Golden sorride tra sé.

 

Una buca lungo il sentiero fa sobbalzare la gip.

 

RICE

Dove andiamo?

 

GOLDEN

Conosci la regione?

 

RICE

No.

 

GOLDEN

Allora saperlo non ti servirebbe a niente. Adesso smettila di rompere che ho bisogno di dormire.

 

Rice in tutta risposta si sporge verso i sedili anteriori, guardando i due con aria curiosa.

 

RICE

E voi come ci siete arrivati qui?

 

Sufi scoppia in una sonora risata.

 

SUFI
Noi?

 

RICE

Sì, voi. Tu e Golden.

 

SUFI (ridendo)

Golden se vuoi le lo dirà lui. Io qui ci sono sempre stato.

 

RICE

A quanto ho capito Golden è una sorta di psichiatra, il Gatto è un chirurgo e la donna che sta con lui medico. E tu, Sufi?

 

SUFI (ridendo ancora)

Io? Bè, non lo so, immagino di essere utile.

 

GOLDEN

E tappatevela!

 

Una mdp sul ciglio della strada riprende la gip che sfreccia davanti a noi, seguendola poi allontanarsi.

 

Stacco.

 

 

 

Il sole batte sul deserto.

La gip con i tre uomini entra in una pianura dove è fermo un altro veicolo. E’ un'altra 4x4 con due persone sopra.

Il veicolo gli si ferma accanto.

Riconosciamo quindi il Gatto e la donna di colore. Il primo fa un cenno con la mano.

Sufi scende e va verso di lui, scambiandosi risate e pacche sulle spalle.

Golden scambia invece alcune parole con la donna, che è serissima.

Rice rimane nel retro della gip a osservarla, nota i suoi piedi scalzi e i muscoli affusolati delle braccia e delle gambe.

 

Poco dopo la donna sembra dare qualche indicazione sulla strada e tornano sui veicoli.

Sufi sale sulla seconda gip assieme al gatto, mentre Golden e la donna salgono sulla prima gip.

Rice continua a fissarla da dietro mentre il veicolo si mette in moto e riparte.

Lei dopo un po’ si gira verso di lui.

 

 

DONNA (con tono ostile)

Allora, com’è rendersi utili?

 

Rice sorride incredulo, si mette meglio a sedere e scrolla il capo.

 

RICE (con sorriso amaro)

Cosa vorresti dire? Che prima di venire qua non lo ero? E’ dal primo internato che mi sento utile!

 

DONNA

L’internato, eh?

 

Rice continua a sorridere, ma è a disagio, impacciato nel rispondere.

 

DONNA

Mi chiamo Dziiya e qui sono io che comando… e con qui intendo ovunque.

 

La donna indica il paesaggio deserto attorno a loro.

 

DZIIYA

Sono a capo di un reparto di più di due milioni di chilometri quadrati, e tu, Interno, tu eseguirai i miei ordini alla lettera. Primo: qui non ci sono dati, solo malati e tutti sono malati. Niente placebo, niente geriatria e quello che facciamo non è utile, è vitale.

 

RICE

Il ruolo del medico è vitale ovunque, in qualsiasi ambiente e livello sociale! In Europa offriamo al malato tutto il sollievo di cui siamo capaci!

 

Golden guarda Rice dallo specchietto retrovisore, e lo sguardo lascia intuire che poteva evitare di aprire bocca.

 

DZIIYA

Secondo, caro il mio Interno: qui l’unico sollievo che si può offrire è l’eutanasia. Vedrai che capirai presto, non ti preoccupare!

 

La donna si volta di scatto colpendo Rice con uno schiaffo in pieno volto.

L’uomo barcolla all’indietro e si accascia alla parete della gip.

 

DZIIYA

Se, prima di dare sollievo a chi ha la pancia piena, a chi sta già bene, la tua deontologicissima medicina avesse curato i malati e i diseredati del mio mondo, tu saresti ancora davanti al tuo bel computer a rovistare tra le varie depressioni per tracciare il tuo bel grafico.

 

GOLDEN

Lascia perdere, lui non c’entra.

 

DZIIYA (a Golden)

Un cazzo! Non c’entra mai nessuno, nessuno è colpevole, vero?!

 

Poi si rivolge di nuovo a Rice, che la guarda sostenendone lo sguardo.

 

DZIIYA

E invece, caro il mio Interno, ti ho portato qui a rimestare nel fango perché mi aiuti a dare sollievo a quelli ridotti peggio cercando di salvare quelli ridotti meno peggio. Ti do la mia parola che quando non ci sarà più niente da fare potrai tornartene a casa.

 

La donna conclude con una risata, voltandosi a guardare la strada.

Rice si rimette a sedere più composto, senza aggiungere altro.

 

Dissolvenza.

 

 

 

Davanti alle due gip si scorge in lontananza, all’orizzonte, una scia nera.

Rice si alza e si mette una mano davanti agli occhi per guardare meglio.

Intuiamo che si tratta di una fila lunghissima di persone.

Le gip a poco a poco le raggiungono.

 

Rice guarda i volti di quella gente mentre gli passano accanto: sono persone di varie età, donne, uomini e bambini, ma nessun anziano. Alcuni sono accasciati per terra e vengono trascinati dagli altri su delle lenzuola.

La gente allunga le mani verso i veicoli per chiedere aiuto.

 

DZIIYA (A Golden)

Arriva alla testa del gruppo e poi fermati.

 

Poi si rivolge a Rice.

 

DZIIYA

Non dare acqua, nemmeno se te lo chiedono. Abbiamo poche scorte, dobbiamo assicurarci che non vada sprecata. La consegneremo ai capi e loro la divideranno in parti. Per il resto, datti da fare.

 

Stacco.

 

Rice sta pulendo l’occhio di una donna di mezza età con una spugna.

 

Il Gatto sta incidendo la cute di un ragazzo che si divincola urlando, tenuto fermo da Sufi.

 

Golden inietta una siringa al braccio di un bambino.

 

Dziiya parla con alcuni uomini indicandogli una direzione nel deserto.

 

Rice controlla il battito di una donna che giace per terra con gli occhi chiusi. Poi si alza e fa un cenno negativo a Golden, che annuisce.

 

Sufi consegna delle bottiglie d’acqua ad alcuni uomini, mentre Dziiya gli parla.

 

Le gip sono nuovamente in marcia.

Rice è seduto sempre nel retro della gip, che è guidata da Sufi. Accanto a lui il Gatto.

 

GATTO
Saldatura del cazzo.

 

Rice guarda il Gatto un po’ perplesso.

Sufi se ne accorge.

 

SUFI

La saldatura è quando non cresce più niente. Hanno stretto la cinghia, hanno finito le scorte da un pezzo, ora aspettano solo il raccolto successivo, la pioggia.

 

GATTO
Se pioverà.

 

SUFI
Qua le stagioni non esistono.

 

RICE

Da quanto dura tutto questo?

 

SUFI

Da quasi un anno. L’unica speranza che hanno è di raggiungere un campo profughi, e così si mettono in marcia. Ma solo una piccola parte arriva a destinazione, tutti gli altri muoiono prima… hai visto, no?

 

L’uomo annuisce, pensieroso.

Dissolvenza.

 

 

Seguono varie riprese del gruppo che si imbatte in varie tribù di nomadi, prestando loro cure di ogni tipo.

 

Dziiya urla verso Golden dandogli qualche ordine e questo risponde con altre parole.

 

Rice poggia la mano sulla fronte di una ragazza che sembra tremare per il freddo.

 

Sufi e il Gatto trasportano un corpo avvolto su un lenzuolo.

 

Rice tiene la mano di una donna che non risponde alle sue parole mentre un uomo piange accanto a loro.

 

Rice chiude la palpebre di un bambino.

Si mette a piangere sommessamente e viene raggiunto da Dziiya che lo prende da un braccio e lo costringe rudemente ad alzarsi.

 

DZIIYA

Va ad aiutare Sufi, laggiù c’è più bisogno.

 

 

I cinque vengono inquadrati a bordo delle gip in movimento.

I volti sempre più sporchi, più stanchi, più silenziosi.

Rice ha la testa poggiata alla ruota di scorta, osserva il cielo senza una nuvola con aria distrutta.

 

 

Dissolvenza.

 

Gli sguardi di Sufi e di Golden si voltano verso un qualcosa che non vediamo. Sono sguardi atterriti, disgustati.

Anche Dziiya e il Gatto, nell’altra gip, si voltano a guardare qualcosa.

Rice è dietro di loro e si mette diritto, guardando.

Vediamo una serie di corpi stesi lungo la strada, sono a decine, forse centinaia. Tutti immobili, per terra. E in un punto ce ne sono molti radunati, come se qualcuno avesse provato ad ammassarli.

 

Le gip si fermano.

Dziiya è l’unica che scende, camminando da sola in mezzo a quei corpi che sembrano privi di vita.

Prende un braccio, rigido, poi lo lascia ricadere.

 

DZIIYA (Gridando)

Is daar iemand in die lewe?

 

Poi sta zitta, come se attendesse una risposta, ma nessuno si muove.

 

Con un rapido scatto si volta verso la gip, osservando Rice che è sceso, ma è poggiato sulla gip con sguardo rivolto da tutt’altra parte.

Gli si avvicina con ampie e veloci falcate, prendendolo da un braccio.

Lui la scosta bruscamente, ma lei con aria infuriata lo afferra per i capelli, costringendolo a camminare fin quando arriva davanti alla massa di cadaveri.

 

DZIIYA
Apri bene gli occhi Interno, guarda con che moneta sono pagate le tue belle stazioncine spaziali!

 

Solo ora lo lascia andare, lasciandogli vedere la scena.

Lui fa per allontanarsi, ma la donna lo afferra nuovamente e con una mossa ben assestata gli fa cedere le gambe e cadere per terra.

Il suo volto è vicino a quello di un bambino, di cui vediamo solo i capelli.

 

La donna si rivolge agli altri.

 

DZIIYA
Qualche altro gruppo dev’essere passato di qua e deve avere iniziato ad ammassarli, ma poi avranno smesso.

 

GOLDEN
Scommetto che noi termineremo il lavoro.

 

DZIIYA (fulminandolo con lo sguardo)

Bravo.

 

Stacco.

 

Sentiamo in sottofondo: Sacred Stones (Sheila Chandra)

 

 

Sufi e Golden trasportano un corpo, lasciandolo poi cadere su un mucchio preformato.

Rice ne trasporta un altro assieme a Dziiya.

L’operazione va avanti per un bel pezzo, fino a quando i cadaveri sono radunati in un unico punto.

Nel cielo il sole è prossimo al tramonto.

 

Sufi avanza con una torcia infuocata, dirigendosi verso i corpi.

Rice è visibilmente provato, osserva la scena con occhi lucidi.

 

Alza gli occhi al cielo e lancia un urlo straziato, dimenandosi come se stesse colpendo l’aria.

Sullo sfondo intanto Sufi sta dando fuoco ai corpi.

Dziiya arriva davanti a Rice, colpendolo con uno schiaffo e zittendolo.

Lui sembra trattenersi dal colpirla.

 

DZIIYA

Tappati quella bocca! Questo non è niente! Otto anni fa abbiamo avuto cinquecentomila morti, non eravamo ancora pronti.

 

Rice si volta, ma lei gli prende il mento e lo costringe ad ascoltare parlando più forte.

 

DZIIYA

Cinque anni fa sono scesi a duecentomila, centoventimila due anni fa. Quest’anno spero proprio di farli scendere a meno di diecimila. Dimmi, Interno, in quanti crepano di fame nelle tue stazioni, eh? Quanti crepano di fame in Europa o in America del Nord? Quanti siete costretti a bruciare?

 

RICE (Mormorando)

Nessuno.

 

DZIIYA

Proprio così. Nessuno a casa tua, meno di diecimila nei paesi in via di sviluppo. Devi sapere, caro Interno, che la saldatura non c’è mica solo qui. No, c’è anche più a ovest: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Ciad, Namibia… cinquemila mucchi come questo! E solo a causa della fame! E dieci volte di più a causa di malattie che a casa tua sono state debellate da decenni. Vai a dare una mano a Sufi!

 

La donna si allontana e lui rimane a guardare il fuoco che si alza in alto.

Golden gli arriva accanto, poi con un cenno gli chiede di seguirlo e i due si apprestano ad aiutare Sufi.

Dissolvenza.

 

E’ notte e la gip scorre lungo la strada.

Dallo specchietto retrovisore, Rice osserva una scia di fuoco, con sguardo spento.

 

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

La musica sfuma.

 

 

 

 

Rice ha gli occhi socchiusi, è in un profondo stato di sonnolenza ma sembra sia stremato piuttosto che assonnato. E’ seduto sul lato del passeggero, con la testa chinata da un lato. Apre leggermente gli occhi come se avesse visto qualcosa di fronte a sé. Poi raddrizza la testa e si sporge per guardare meglio.

Davanti alla gip si staglia un grosso agglomerato di tende e capanni.

Sufi, alla guida della gip, lo guarda e accenna un sorriso.

 

Stacco.

 

 

La gip è ferma davanti ad alcune tende e Rice scende da essa barcollando e guardandosi intorno con aria smarrita.

Anche gli altri non sono da meno in quanto a stanchezza.

Alcuni uomini di colore si avvicinano loro, appena in tempo per afferrare Rice, che stremato, si accascia tra le loro braccia con gli occhi chiusi.

 

SUFI
Portatelo in una tenda, ha bisogno di cure.

 

Stacco.

 

 

 

 

Rice apre gli occhi debolmente. Sulla sua fronte è poggiato un panno bagnato, è disteso su di un letto dalle lenzuola bianche.

Si guarda attorno, notando altri letti con persone coricate. Sopra di loro c’è il tetto di quello che dev’essere un grande tendone verde.

Una donna gli si avvicina (interpretata da Thandie Newton).

 

 

Indossa una veste da suora, ma non porta nulla in testa e ha i capelli raccolti in una coda.

Gli tasta il polso, poi gli avvicina alle labbra un bicchiere d’acqua, che lui deglutisce avidamente.

 

SUORA

Come ti senti?

 

RICE
Non lo so.

 

La donna si siede sul letto, togliendogli il panno dalla fronte.

 

RICE
Chi sei?

 

SUORA

Mi chiamo Therese. Suor Marie-Therese. Ma molti mi chiamano Maritè. Cerca di dormire.

 

Rice sembra gradire l’invito e poco dopo richiude gli occhi.

 

Stacco.

 

 

Rice è seduto sul letto, davanti a sé ha un piatto con del riso. Lo vediamo meno stanco rispetto a prima.

Suor Therese gli è accanto.

 

RICE

Da quando sei qua?

 

La donna sorride in modo ambiguo, poi gli indica il riso per invitarlo a mangiare.

 

Stacco.

 

 

 

Rice è in piedi, il passo è incerto, come se la stanchezza lo avesse provato a tal punto da averlo debilitato. Si trova dentro il grande tendone, suor Therese cammina al suo fianco e i due sembrano nel bel mezzo di una discussione.

 

SUOR THERESE
Il mondo è diviso in tre: i paesi industrializzati, ricchi. I paesi in via di sviluppo, poveri. Il terzo mondo, indigente. I primi, di cui tu hai fatto parte, hanno insozzato il pianeta per conquistarsi l’opulenza, i secondi hanno cercato d’imitarli e gli ultimi cercano solo di sfamarsi.

 

Rice la guarda come voglioso di sentirne di più, ma notiamo anche uno sguardo che tradisce il suo senso di colpa.

 

SUOR THERESE

Un giorno i ricchi non hanno potuto ignorare l’evidenza e l’irreversibilità dei danni causati, tuttavia avevano acquisito una tecnologia così avanzata da poter continuare a sguazzare nel lusso. L’alternativa era chiudere entrambi gli occhi. Cosa che gli uomini di potere hanno fatto. E nel frattempo i poveri si sono arricchiti, non troppo, non abbastanza per uscire dalla propria situazione, ma comunque a sufficienza per portare a termine la rovina ecologica iniziata dai ricchi cent’anni prima.

 

RICE

L’effetto serra?

 

SUOR THERESE (con tono di scherno)

Un aumento di due gradi in trent’anni cosa volete che sia? Certo, un po’ meno neve sulle piste da sci ma estati meravigliose, inverni clementi, una vera cuccagna nelle zone temperate. E intanto in Africa il deserto aveva la meglio su ogni cosa. Gli investitori di tutte le nazioni si sono dimenticati del continente nero, è bastato distrarre gli organi d’informazione e dirottare gli interessi degli spiriti umanitari più irriducibili verso la salvaguardia dei vantaggi sociali già acquisiti, tramite lo spazio.

 

Dissolvenza.

 

Rice e Therese sono all’aperto, seduti su una panca rudimentale, fatta con un asse di legno posta tra due barili.

 

SUORE THERESE (in tono acceso)

L’Africa ha risparmiato sulle cure mediche e farmacologiche, che nessuno le passava più. Ha visto ridursi a zero gli investimenti nell’industria, per la quale non era più sfruttata. Ha dovuto rinunciare al rimboschimento, all’addolcimento delle acque marine, alla coltivazione dei territori più aridi, alla costruzione, all’apprendimento, alle cure, ai sogni di dignità!

 

La donna si alza, come se la rabbia le impedisse di star ferma. Rice la guarda senza dire una parola.

 

SUOR THERESE

Tutto questo è egoismo, Interno. Puro e semplice egoismo.

 

La donna va via, lasciandolo seduto sulla panca.

 

Stacco.

 

 

Rice è coricato nel solito letto, occhi chiusi e fronte sudata.

Un rumore di passi che si ferma davanti al suo letto lo fa voltare.

E’ Golden, che lo guarda con un’espressione rilassata.

 

GOLDEN

Stai ancora a letto Interno?

 

RICE (sorridendo)

Ciao Golden.

 

GOLDEN

Alzati, ci facciamo un giro. Mi hanno detto che non hai ancora visitato il posto.

 

Rice nota solo ora un po’ più distante, suor Therese che li guarda con le braccia conserte.

Stacco.

 

 

 

 

Rice, Golden e suor Therese stanno camminando in mezzo alla tendopoli. Ci sono molti uomini, donne, bambini, tutti indaffarati a fare qualcosa.

A volte si incontrano barelle e lettighe fuori dalle tende, con persone coricate sotto al sole.

 

GOLDEN

Novemila persone in poco meno di duecento tende da campo. Ancora mille e ne apriamo un altro, l’ultimo. Questa cazzo di saldatura che non finisce!

 

RICE
Quanti campi sono?

 

GOLDEN

Venticinque. Quand’è che torni a lavorare?

 

Golden si ferma, guardandolo con occhi severi. Rice non risponde.

 

GOLDEN
Maritè?

 

SUORE THERESE

Per me quando vuole.

 

GOLDEN
Allora, Interno?

 

RICE
Non lo so. Ma… magari domani.

 

Golden annuisce e i tre riprendono a camminare.

 

RICE

Dov’è Sufi?

 

GOLDEN
E’ ripartito con Dziiya.

 

RICE (sorpreso)

Ripartito? E il Gatto?

 

GOLDEN

Lavora nella sala operatoria.

 

RICE
Che diavolo, ma non riposano mai?

 

Golden sorride.

 

SUOR THERESE

Caro Interno, purtroppo siamo in pochi, quelli che ce la fanno lavorano sempre, altrimenti gli altri non sopravvivono. Tu e Golden siete caduti in una bella depressione ma è passata. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche e ricominciare.

 

RICE (sbottando)

Io non ho chiesto di ritrovarmi in un questo casino.

 

Golden sorride ancora.

Suor Maritè lo guarda, con sguardo sereno, tranquillo.

 

SUORE THERESE
Tutto questo è egoismo, Interno. Puro e semplice egoismo.

 

I tre sono giunti davanti a una tenda controllata da due uomini di colore armati di fucile.

Suor Therese avanza, entrando dentro.

Rice va per seguirla, ma viene fermato da Golden che gli mette una mano sul petto per bloccarlo.

 

GOLDEN
Tu non puoi entrare.

 

Rice spinge via la mano di Golden con un gesto scontroso. Fa qualche passo indietro come per andarsene, ma la rabbia che gli ribolle dentro lo fa voltare nuovamente. Lo avvicina, lo afferra per la maglia e lo tira a sé in modo da parlargli a pochi centimetri di distanza, con un sussurro.

 

RICE

Cazzo Golden, vaffanculo tu e le tue stronzate! Mi hanno rapito, pestato, deportato in pieno deserto, affamato, abbandonato e costretto a lavorare come uno schiavo. Forse mi nascondo dietro un’apparente volontà di adattamento, ma sappi che non me ne resterò buono buono a guardare. Prima o poi una notte salto su un camion e me ne vado!

 

Golden fa un sorriso di scherno.

 

GOLDEN

Una notte tu cercherai di prenderti un camion e invece ti beccherai una pallottola in fronte.

 

Il primo lo lascia andare con un gesto di stizza, poi si volta, allontanandosi, mentre Golden lo guarda andar via. Solo ora compare nel suo volto un po’ di preoccupazione.

Stacco.

 

 

 

 

 

Rice è chinato su di una barella dove è coricata una bambina che respira a fatica.

Accanto a lui c’è il Gatto, che sta preparando una siringa.

 

 

RICE
Sì, è morbillo.

 

Il gatto fa un’espressione amareggiata, dopodiché fa l’iniezione.

Rice fa un sorriso alla bambina, che non ricambia, quindi i due si alzano, dirigendosi verso un altro lettino dove è coricata una ragazza più grande.

 

RICE

Dovrebbero vaccinarli alla nascita.

 

Il gatto gli sorride, come se avesse fatto una battuta.

 

GATTO
L’industria farmaceutica non è un ente filantropico. E in generale i vaccini costano parecchio, perciò sono prodotti e venduti nei paesi che possono permetterseli. Tutta colpa dello spazio.

 

RICE (tastando il polso della ragazza)

Adesso non ti ci metterai anche tu, vero?

 

GATTO

A fare cosa? A menarti perché lavori all’OMES dietro un computer? Secondo me tu non c’entri niente.

 

RICE
Non è questo che intendevo. Secondo me è stupido incolpare lo spazio di tutti i mali del mondo. Qui sulla terra e nelle stazioni l’industria spaziale dà da mangiare a milioni, a centinaia di milioni di persone.

 

Il gatto sta preparando un'altra siringa.

 

GATTO
Non dico il contrario, però non è giusto che il lusso in cui le fa vivere lasci crepare di fame altrettanti essere umani.

 

L’uomo inietta la siringa nella ragazza che non fa una piega, limitandosi a guardare i due uomini con occhi spenti.

 

GATTO
L’avvento dell’industria spaziale ha ammalato i media, relegando nel dimenticatoio molti problemi più terrestri. L’aiuto umanitario al terzo mondo esisteva solo grazie alla pressione popolare o a una coscienza umanitaria, coscienza che si è spenta col rilancio della meravigliosa avventura spaziale e dei sogni che ha reso alla portata di tutti.

 

Rice osserva i piedi della ragazza come a voler constatare che fossero a posto, poi si alza e prosegue con il Gatto dietro.

 

GATTO

La spazializzazione è un gorgo economico che ha permesso agli Stati industrializzati di uscire da una grave crisi a tutti i livelli: finanziaria, sociale, ecologica. Ci si sono appoggiati con tutte le loro forze e hanno strumentalizzato migliaia e migliaia di sociologi per plasmare il mondo proprio com’è oggi.

 

Suor Therese giunge alle spalle dei due, fulminandoli con lo sguardo.

In braccio ha un bambino di un anno.

 

SUOR THERESE
Si fa conversazione qua?

 

Il Gatto sorride, chinandosi poi verso un uomo coricato.

Rice la guarda allontanarsi.

 

Stacco.

 

 

 

E’ notte, Rice è seduto per terra, davanti a lui ci sono i resti di un fuoco.

Poco lontani, due ragazzi, forse due medici, stanno chiacchierando tra di loro.

Dopo un po’ si sentono dei rumori, un vociare in crescendo.

Si nota del movimento, delle luci distanti che si spostano e un via vai di persone.

Un ragazzino di colore passa davanti a loro e viene fermato da uno dei due medici.

 

MEDICO
Che sta succedendo?

 

RAGAZZINO
E’ tornata Dziiya!

 

Il ragazzino riprende a correre.

Rice è sorpreso dalla novità, ma l’espressione poco dopo si fa seria.

Stacco.

 

 

 

 

Dziiya sta camminando lungo le tende, sorretta da Sufi. Molte persone si sono radunate ad accoglierla, sembrano tutti felici di vederla.

Lei è stanca, a mala pena riesce a camminare, ma lancia qualche cenno di saluto.

In mezzo alla folla c’è anche Rice, che la guarda da lontano con aria severa. Accanto a lui, un uomo bianco commenta a bassa voce.

 

UOMO

Prima o poi si ammazzerà di lavoro. Letteralmente.

 

L’uomo poi si allontana, mentre Rice rimane a guardare la scena.

 

Dissolvenza.

 

 

 

Rice sta visitando una donna che ha la pelle ricoperta di vescicole.

Un giovane di colore col camice da medico attraversa in quel momento la corsia dell’ospedale improvvisato e Rice lo chiama.

 

RICE

Ehi!

 

Il giovane sembra aver fretta, è infastidito, ma si ferma.

 

RICE
Che mi dici di Dziiya? E’ da due giorni che non esce dalla tenda.

 

MEDICO
E’ stata molto male. Ha rischiato seriamente di morire, non si alimentava da giorni. Ma ora è fuori pericolo, suor Maritè è stata brava.

 

Il giovane se ne va, lasciando Rice a riflettere.

Stacco.

 

 

 

 

 

 

 

Il sole nel deserto sta tramontando e il cielo si colora di arancione.

La tendopoli è silenziosa, solo poche persone continuano a essere in giro.

Fra queste c’è Rice, che avanza fino ad arrivare davanti a una piccola tenda dalla quale provengono delle risate femminili.

Entra dentro scostando la tenda che fa da porta, notando Dziiya e Maritè, sedute per terra davanti a una cassa che fa da tavolo. Era Maritè a ridere, infatti continua a farlo anche quando Rice entra dentro.

Dziiya invece è più seria e osserva l’uomo con curiosità, facendogli un cenno di saluto.

 

RICE

Voglio parlare. Maritè, ti spiace lasciarci soli?

 

La suora guarda Dziiya, che con un cenno del capo le dice di andare. Quindi si alza, lanciando un sorriso a Rice e uscendo dalla tenda.

 

 

DZIIYA
Dimmi Interno, ti ascolto.

 

RICE
Che ci faccio qui?

 

DZIIYA
Secondo te?

 

RICE
Ci ho pensato molto, sai? Credo di essere qua per alleviare i rancori e l’odio che ti avvelenano.

 

Lei lo fulmina con lo sguardo, senza dire nulla.

 

RICE (sorridendo amaramente)

Sono la tua vendetta sui ricchi occidentali. Solo lo zimbello che paga le ingiustizie della tua infanzia, l’effige di quello che disprezzi tanto.

 

A quelle parole la donna si alza di scatto e si avvicina a lui in modo tale da averlo faccia a faccia. Ha modi di fare violenti, duri, ma Rice si sforza di non indietreggiare e sostenere quello sguardo gelido.

 

RICE

Vorresti strapparmi la lingua?

 

La donna lo prende dalle spalle e con forza lo spinge a sedersi davanti alla cassa, dove prima era seduta Maritè. Poi si dirige verso un angolo della tenda e prende una bottiglia e due bicchieri. Senza distogliere lo sguardo da lui, si va a sedere riempiendo i due bicchieri.

 

DZIIYA

Una o due volte all’anno suo l’alcol come sedativo. Secondo me tu sei il tipo che per parlare ha bisogno di un goccetto. Ci farà bene, tu che dici?

 

Solo ora accenna un sorriso, distendendosi e allentando quello sguardo di ferro.

Rice prende un bicchiere di quello che sembra rum, mandandone giù un sorso.

Anche lei beve un po’.

 

DZIIYA
Tu sei qui per aiutarci a porre fine a una catastrofe che va avanti ormai da secoli.

 

RICE
Io sono qui perché sono stato rapito.

 

DZIIYA
Non che ci sia niente di cui andare fieri, caro il mio Interno! Lo so che non ci saresti mai venuto di tua spontanea volontà. Credi che per questo ti si possa prendere in simpatia?

 

La donna svuota il bicchiere tutto d’un fiato, riempiendoselo ancora.

 

RICE

Prima avreste almeno dovuto chiedermelo, come agli altri!

 

DZIIYA
Gli altri chi?

 

RICE
Sufi, il Gatto, Golden e tutti quelli che lavorano qui!

 

Dziiya scoppia in una risata scomposta, chinandosi su di sé, poi manda giù un altro sorso di rum. Rice appare spiazzato da quella reazione, non avendola mai vista ridere così tanto.

 

DZIIYA
Lo sai quanti sono ai miei ordini? O meglio, lo sai quanti ci sono venuti di loro iniziativa?

 

Rice non risponde e finisce il bicchiere come per mandare giù i pensieri che lo hanno colto.

 

DZIIYA

Sufi e Maritè si sono arruolati spontaneamente qui a Modayifo. Golden e il Gatto, come tutti i medici di questi cazzo di campi, li ho fatti arrivare io, proprio come te! I volontari non sono nemmeno il cinque percento, capisci? E non ho mai comprato nemmeno un grammo di materiale! Prendo, ricatto, faccio sparire e rubo! Ecco qui la tua bella persecuzione. Hai altro da dirmi?

 

RICE

Questo è terrorismo!

 

DZIIYA
Non sai quanto hai ragione! A te piace Sufi, no? E’ allegro, infaticabile, un compagnone. Mi deve ogni singola risata.

 

La donna sembra perdersi in ricordi passati, mentre Rice scuote la testa come a non voler credere a quanto sta ascoltando.

 

DZIIYA
A dieci anni la Nuova Jihad gli ha messo in mano una pistola mitragliatrice. A dodici ha piazzato la prima bomba in un consolato americano e per altri dieci ha dato il suo contributo al regno assoluto del terrore in tutta l’Africa del Nord e negli astroporti europei. Un giorno il Consiglio delle Nazioni Arabe gli ha offerto l’opportunità di tradire e gli ha fatto promettere di porre fine ai massacri indiscriminati voluti dagli integralisti. Con l’aiuto suo e di pochi altri disertori i servizi speciali di venti nazioni sono riusciti a sgominare la Nuova Jihad. Come ringraziamento, Sufi è stato subito inserito nella lista dei terroristi da abbattere a vista. In quel momento si trovava in Siria. Ha dovuto commettere qualche omicidio ma alla fine è riuscito a raggiungere l’Egitto e poi per sopravvivere si è girato tutto il Sahara, prigioniero della sabbia e capo di una banda di predoni nemmeno ventenni. Una sera si sono uniti a una missione medica nel sud del Libano di cui mi occupavo per conto dell’ONU. L’ho reclutato, così come ho fatto con Maritè e il suo gruppetto di pseudo anarchici.

 

RICE
Maritè? Che c’entra lei con le tue…

 

Dziiya scoppia di nuovo a ridere, mandando giù un altro sorso.

 

DZIIYA
Suor Marie-Therese, la dolce suor Marie-Therese. La dolce e bella Maritè… Caro il mio Interno, preparati perché sto per darti una bella delusione! Sappi che al suo confronto sono io la suora. L’ho conosciuta all’università, reclutava terroristi in piena regola per condurre il mondo verso ideali più… umanisti.  Vuoi sapere come? Dedicandosi all’omicidio puro e semplice di politici corrotti e industriali senza scrupoli. Sono riuscita a coinvolgere anche lei nelle mie pazzie, lei e altri. Sono sparsi in tutto il mondo e mi riforniscono di materiali e manodopera.

 

Rice sorride leggermente, scuotendo la testa.

 

RICE
Mi fate schifo.

 

DZIIYA
Fatti un sorso, vedrai che ti passa. Non sei il primo e non sarai l’unico a pensarla così.

 

Sorride fra sé, teneramente, con gli occhi persi nel vuoto.

 

DZIIYA
E Golden... nessuno mi ha mai dato più problemi di Golden e adesso è lui a occuparsi delle nuove reclute.

 

Rice sembra far fatica ad ascoltare e manda giù un altro sorso svuotando il bicchiere.

 

RICE
Ti servi di pietà e orrore per tenerci prigionieri nel tuo deserto, ma con me non attacca. Hai stravolto tutta questa gente con la miseria dei bambini che muoiono di fame solo per coprire i tuoi metodi infami. E se uno non si piega, eh?

 

DZIIYA
Se ne occupa Maritè.

 

RICE
Maritè?

 

DZIIYA
E’ lei che va a cercare quelli che scappano e torna sempre da sola.

 

Rice sembra impallidire, rimane immobile senza dire nulla.

 

DZIIYA
Vedi, Interno, io privilegio i numeri: un pugno di rapimenti in cambio di milioni di vite. Me ne fotto del tuo disagio e della tua morale borghese. Rivoltare la tua vita per me significa salvare mille, duemila, forse addirittura cinquemila bambini. Il lavoro che hai già svolto ha spazzato via ogni mio scrupolo nei tuoi confronti, capisci cosa voglio dire?

 

Rice si alza in piedi di scatto, fa qualche passo nella tenda, poi si volta a guardarla.

 

RICE
E se lo schiavo andasse in sciopero? Puoi pestarmi, rinchiudermi, lasciarmi morire di fame o spararmi un colpo in testa. Io non visiterò più nessuno, non farò più una sola iniezione. Io voglio tornare in Europa.

 

La donna non sorride più, anzi socchiude gli occhi come se fosse colta da un mal di testa.

 

DZIIYA
Quello che facciamo qui non ti interessa?

 

RICE
Non è questo il problema! Sono i tuoi metodi che…

 

DZIIYA
Hai finito?

 

RICE (irato)

No, non ho finito! La tua bella organizzazione porta avanti una battaglia da cretini! Voi date sollievo ma non guarite, gli stessi problemi si ripresenteranno a ogni saldatura e le popolazioni che tenete in vita non saranno mai autonome! Tu continui a girare la vite ma la filettatura è rovinata… giri a vuoto Dziiya! Quello che fai è bello, è nobile, ma sono solo chiacchiere.

 

Lei alza lo sguardo guardandolo.

 

DZIIYA
Te l’ho già detto. To già detto. uardo guardandolo.

 ma sono solo chiacchiere.  esenteranno a ogni saldatura e voglio dire?metodi infami. eno ventei lascerò andare solo quando nessuno morirà più di fame e avremo debellato le malattie mortali. Se smetti di lavorare, io smetto di darti da mangiare. Ti conviene muoverti e cambiare idea perché alla flebo non ti ci attacco più.

 

Quindi lo manda via con un gesto della mano, stanca.

Lui se ne va senza dire altro, scombussolato, irato.

Rimaniamo su di lei che torna a chiudere gli occhi, chinandosi per appoggiarsi alla cassa.

Dissolvenza.

 

 

 

 

Rice sta camminando in mezzo alle tende.

Non c'è nessuno fuori, il buio della notte è interrotto solo da alcune lampade poste in mezzo alla strada.

 

Ci troviamo dentro una tenda al buio, che viene aperta dall'esterno.

Qualcuno si intrufola dentro con passo silenzioso, guardandosi attorno. Un paio di uomini stanno dormendo su alcune brandine.

Rice (ora lo vediamo in faccia) si dirige verso un armadietto con un lucchetto. Lo apre con una chiave, e scorgiamo all'interno vari medicinali, tra cui dei pacchetti di siringhe.

Stacco.

 

Un uomo di colore che imbraccia un fucile sta fumando una sigaretta, seduto su di una cassa.

Qualcosa si muove silenzioso alle sue spalle.

E' Rice, che gli arriva dietro e gli infilza una siringa nel collo, iniettandogli il liquido contenuto.

Con l'altra mano gli copre la bocca, ma solo per pochi secondi, infatti poco dopo l'uomo chiude gli occhi e Rice lo accompagna per terra per non fare rumore.

 

Dalla tasca prende un'altra siringa, già preparata e si dirige verso un punto illuminato, dove intravediamo una Gip e un'altra guardia lì davanti.

L'uomo rallenta nascondendo la siringa dietro al braccio, si guarda intorno per accertarsi che non ci sia nessun altro, poi avvicina la guardia, che non appena lo vede lo saluta con un sorriso. Evidentemente lo ha riconosciuto.

Rice gli si avvicina come se volesse dirgli qualcosa.

 

RICE

Hai sentito di Dziiya?

 

GUARDIA

E' successo qualcosa?

 

Rice porta il braccio attorno a quello della guardia con fare amichevole, quello lo guarda con sospetto, ma non fa in tempo ad accorgersi dell'ago che penetra nel suo collo. Lo guarda incredulo, rantola qualcosa e poi chiude gli occhi, lasciandosi cadere tra le braccia dell'altro, che lo fa accasciare per terra.


Gli controlla le tasche, trovando un mazzo di chiavi.

Sale sulla gip e mette in moto il motore.

Camminando a passo d'uomo e con i fari spenti, inizia a muoversi tra le tende, guardandosi continuamente intorno.

 

VFC

Ehi!

 

Rice ingrana la marcia e accelera senza curarsi da che parte sia venuta quella voce.

Ormai è uscito dalla tendopoli e si incammina lungo una strada a mala pena visibile.

Lo specchietto retrovisore non rivela nessuna luce dietro di lui, quindi tira un sospiro di sollievo.

 

 

Vediamo varie scene del viaggio di Rice sulla Gip.

La notte lascia spazio al giorno, passando tra altipiani e distese immense di sabbia, su percorsi spesso privi di strade o di qualunque segno di civiltà.


E' notte, la gip è ferma in prossimità di uno sperone di roccia e poco distante scorgiamo Rice davanti a un fuoco, a riscaldarsi e cucinare qualcosa dentro un piccolo tegame.

 

E' giorno e l'uomo è sudato e stremato. Beve dalla borraccia pochi sorsi d'acqua, poi si ferma e guarda la radio.

Sembra indeciso, ma alla fine la prende e preme un pulsante.

 

RICE

Sono... sono un alto funzionario dell'OMES, sono stato rapito, ora sono fuggito ma non so dove mi trovo. Sto cercando di contattare le autorità.

 

Attende qualche secondo, sentendo i fruscii della radio, poi riparte.

 

Lo vediamo mentre versa della benzina nel serbatoio della gip, poi getta il bidone vuoto nel retro e torna al posto di guida.

 

E' notte e un gruppo di antilopi alzano il capo nel vedere l'auto passare.

Poco dopo fuggono via.

 

Rice continua a premere dei tasti della radio, alla ricerca di qualche frequenza stabile.

Si sentono delle voci, ma in modo disturbato.

 

VOCI RADIO

[...] Fare attenzione [...] Medico [...] mentalmente [...] ferito numerosi soldati[...] rubata e carica di [...]

 

Rice dà un colpo allo sterzo, ma si lascia anche scappare un sorriso.

 

 

Ancora strade, interminabili.

L'uomo è sudato, prende la borraccia e beve dell'acqua.

L'indicatore della benzina è a quasi a zero, indica la riserva.

Dalla radio provengono sempre dei fruscii.

 

In campo lungo vediamo l'auto che perde colpi, fin quando non si ferma.

Tutto in torno è immobile, l'uomo poggia la fronte sullo sterzo.

 

Mangia della carne in scatola coricato sui sedili posteriori.

 

Parla alla radio, ripetendo il messaggio di prima.

 

RICE

Sono un funzionario dell'OMES, sono stato rapito e...

 

La voce si interrompe perchè dalla radio proviene un rumore nuovo, un “bip”. Rice preme un pulsante e resta in ascolto.

 

VOCE DZIIYA

Allora Interno, dov'è che dobbiamo venire a cercarti?

 

L'uomo rimane per un attimo in silenzio, stupito. Poi sorride.

 

RICE

A Ginevra. Tra due o tre anni, quando mi sarò ripreso.

 

VOCE DZIIYA

Se fai così mi tocca credere che le radio militari abbiano ragione. Ti si è fuso il cervello?

 

RICE
Golden è lì con te, vero?

 

VOCE DZIIYA

Non ti si può nascondere nulla.

 

RICE

Non mi lascio prendere.

 

VOCE DZIIYA

Maritè ti sta già cercando, lo sai cosa significa, vero?

 

RICE
Quello che ti ho detto. Io non mi lascio prendere.

 

VOCE DZIIYA

Dove ti trovi?

 

RICE

E che ne so? La prossima volta ricordami di accertarmi che ci siano delle cartine in queste gip.

 

Si sentono dei rumori in sottofondo, poi un'altra voce a noi familiare.

 

VOCE GOLDEN

Non sei un tipo facile, eh? Sei uno che non molla.

 

Rice sorride di gusto.

 

RICE

Non ci provare, strizzacervelli, guarda che non ho più dieci anni.

 

VOCE GOLDEN

E allora dimostralo, cazzo!

 

RICE

Va bene. Adesso chiudo, perché non sono un cretino, lo so che è una triangolazione. Così come so che un satellite qualsiasi ha intercettato il mio SOS, che è già stato analizzato e che l'OMES mobiliterà i servizi speciali. Vi propongo un patto: se non volete che qualcuno ficchi il naso nei vostri affari da terroristi, lasciatemi perdere. Chiudo.

 

Rise termina la trasmissione posando il microfono della radio.

 

In dissolvenza vediamo delle scene in cui crea un fagotto con il materiale rimastogli e si mette in viaggio a piedi, proseguendo verso la stessa direzione.

Il sole cocente non gli è d'aiuto, in più di un'occasione cade per terra, le forze lo abbandonano a vista d'occhio.

 

Primo piano mentre cerca di mettere a fuoco qualcosa davanti a sè.

Il sole e il caldo del deserto alterano le immagini, ma ben presto si rende evidente una gip guidata da un gruppo di militari.

Uno di loro lo ha visto e lo indica.

A giudicare dallo sguardo di Rice, devono essere quelli dell'OMES, infatti l'uomo sorride e si lascia cadere per terra privo di forze.

 

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

In sovrimpressione:

 

Un mese dopo

 

Primo piano di un Rice messo a nuovo: barba rasata, capelli curati e occhiaie sparite.

Il suo volto è illuminato da alcuni flash.

Indossa un completo scuro ed è seduto a un tavolo, davanti a una decina di giornalisti.

Sta sorridendo mentre un uomo accanto a sè (forse un militare) parla a loro.

 

Stacco.

 

Nelle scene seguenti vedremo Rice seduto a una scrivania, ma ogni scena sarà in una stanza diversa e con un interlocutore diverso.

 

INTERLOCUTORE 1

Chi è stato a rapirla?

 

RICE

Non lo so.

 

Cambio di scena.

 

INTERLOCUTORE 2

Quando?

 

RICE

Non ricordo.

 

Cambio di scena.

 

INTERLOCUTORE 3

Come?

 

RICE

Sono stato drogato.

 

Cambio di scena.

 

INTERLOCUTORE 4

Perchè?

 

RICE

Non ne ho idea.

 

Stacco.

 

 

Rice è in un bagno, sotto l'acqua scrosciante di una moderna doccia, con gli occhi chiusi e la testa chinata all'indietro.

 

Stacco.

 

Rice è in un ufficio dalle ampie vetrate, dev'essere un grattacielo.

Sta stringendo la mano di un uomo anziano che sembra congratularsi, mentre lui appare riconoscente.

Un altro uomo gli arriva alle spalle e gli stringe a sua volta la mano.

 

Stacco.

 

Rice è in una cucina molto spaziosa, seduto su una poltrona.

Tra le gambe ha un computer nei quali vediamo scorrere vari dati.

 

Stacco.

 

Rice sta mangiando un hamburger, guardando una partita di rugby in tv.

A un certo punto si sofferma a guardare l'hamburger, come se fosse colto da un pensiero.

Lo posa tra le gambe, senza smettere di guardarlo.

 

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

 

In sovrimpressione:

 

 

TRE ANNI DOPO

 

 

 

Rice si trova nel retro di un auto, lo vediamo dopo che abbassa un finestrino oscurato.

Non sembra invecchiato, pare aver preso qualche chilo dall'ultima volta che lo abbiamo visto.

Un'autista sta guidando tra le strade di una grande città.

 

Rice preme un pulsante su una sorta di orologio da polso più simile a un palmare.

 

VOCE

Alle 10.30 Gable verrà in ufficio per parlarle degli ultimi risultati dei test medicosociali nello spazioporto 4 di Marte.

 

Rice continua a fissare la strada.

 

VOCE

Appuntamento alle 12.30 in sala conferenze con Siyani, presidente dell'East-Af. Motivo: richiesta di stage gratuiti di bioformazione sul suolo marziano.

 

AUTISTA
Siamo arrivati Dottor Rice. Crede di aver bisogno di me nel pomeriggio?

 

RICE
E' Probabile. Tieniti libero, ti chiamerò.

 

AUTISTA

Bene Signore, buona giornata.

 

Rice esce dall'auto, incamminandosi verso un imponente grattacielo con una ventiquattr'ore.

 

Stacco.

 

 

 

Un orologio digitale segna le 12.15.

E' quello di Rice, che sta camminando in un corridoio assieme a un ragazzo dall'aria sveglia.

 

RICE

Hai preso informazioni su questo Siyani?

 

RAGAZZO

Sì, l'East-Af è una confederazione che riunisce Sudan, Eritrea, Gibuti...

 

RICE

Vai al dunque.

 

RAGAZZO
L'East-Af non ha debiti con nessuno. Siyani conduce una polita improntata al rifiuto di prestiti di qualsiasi natura. Quest'uomo passa la vita a chiedere ciò di cui il suo Pese ha bisogno, ma a titolo gratuito.

 

RICE

Non ottiene mai grandi risultati, ma non se ne va mai via a mani vuote.

 

RAGAZZO

Quindi lo conosce?

 

RICE

Quello che sanno tutti. Cosa vuole esattamente?

 

RAGAZZO
Intenderà chiedere di intercedere presso l'OMESS perchè un gruppo di studenti della confederazione possa prendere parte alle ricerche nella bioformazione nei globi marziani. Ovviamente a titolo gratuito.

 

RICE

Chissà se saprà quanto costa mantenere un ricercatore su Marte.

 

RAGAZZO

Rifiuterai?

 

RICE

Sì, ma lasciandolo con qualche speranza.

 

 

Stacco.

 

 

Rice si trova in una sala conferenze molto ampia.

E' assieme al ragazzo di prima e a un uomo più anziano di lui, il ministro (Interpretato da Chris Cooper).

 

 

 

Ma oltre a loro ci sono altre persone e sono in tutto una decina.

La porta principale si apre e fa il suo ingresso il presidente Siyani (interpretato da Alexander Siddig).

 

 

 

L’uomo indossa un turbante e una lunga veste bianca, ha la barba lunga e curata ed è seguito da due guardie del corpo e una suora.

 

Il ministro è il primo a farsi incontro al presidente e a stringergli la mano.

Rice lo segue, ma si blocca non appena scorge il volto della suora dietro di loro: si tratta di Maritè, che lo guarda con un sorriso sereno.

 

 

 

MINISTRO
Benvenuto presidente, è un onore per noi riceverla.

 

Rice è rimasto bloccato, fermo nella sala. Maritè continua a fissarlo.

Il presidente stringe la mano alle altre persone presenti.

Il ministro invita poi Rice ad avanzare e lui cerca di comporsi, sfoggiando un sorriso.

 

SIYANI

Lietissimo di conoscerla, dottore. Ammiro molto quanto ha fatto.

 

RICE
Piacere mio signor presidente. Sono... sono onorato di riceverla.

 

Siyani termina di salutare gli altri presenti e Rice ne approfitta per mettersi in disparte.

 

Un uomo in giacca e cravatta che fin'ora è sempre stato vicino al ministro, come una guardia del corpo, si avvicina a Rice, parlandogli a bassa voce.

 

UOMO

La conosce?

 

RICE

Di chi parla?

 

UOMO
Di Marika Endvloor, ho notato come l'ha guardata. Mi risponda, la conosce?

 

RICE (teso)

No.

 

Il ministro lo chiama con un cenno.

 

UOMO
Ne riparleremo.

 

Stacco.

 

 

Gli uomini sono seduti attorno a un tavolo rotondo, e sembrano nel bel mezzo di una discussione.

Suor Maritè è seduta accanto al presidente Siyani e di tanto in tanto lancia un'occhiata a Rice, che siede di fronte a lei.

 

RICE

Da un punto di vista puramente biologico si tratta più di adattare l'uomo alle condizioni che creeremo su Marte e Venere piuttosto che di rimodellare tali pianeti per adattarli alle sue esigenze e...

 

SIYANI

Bisognerà pur creare un'atmosfera respirabile, no? Raffreddare Venere, riscaldare marte, portarci l'acqua, modificarne la geologia... un ambiente che un giorno sarà molto simile a quello che conosciamo oggi, giusto?

 

RICE
Tra venti o trentamila anni, questo è fuor di dubbio. Ma allo stato attuale non sono ancora immaginabili tali tecnologie.

 

L'uomo cerca di evitare lo sguardo della suora mentre parla.

 

RICE

Ci stiamo ancora domandando se accrescere la massa di Marte o accelerarne la rotazione, o ancora come realizzare la mescola che ne accrescerà la gravità sino a 0,8 g. E questo solo per conservare l'atmosfera che intendiamo creare. E gli stessi interrogativi valgono anche per Venere: come fare per neutralizzarne l'atmosfera ora che iniziamo a scoprire come alterare i tessuti umani per rallentarne l'ossidazione e che le decine e decine d'anni di esperienza spaziale hanno dimostrato che l'uomo è in grado di adattarsi alle gravità più deboli, fino a 0,45 g? Mi creda, signor presidente, la fisiologia umana è più facilmente adattabile della morfologia planetaria. Ed è in questo senso che sono volti i nostri sforzi.

 

SUOR MARITE'

E cosa ci fate su Marte?

 

La domanda della suora convoglia le attenzioni degli altri uomini al tavolo che lanciano dei sorrisetti. Rice la osserva sempre più teso.

 

MINISTRO
Esperimenti!


Gli altri sorridono.

 

RICE
Proprio così.

 

Stacco.

 

 

Il gruppo di uomini, capeggiati dal ministro e da Siyani, sempre accompagnato da Maritè, sta percorrendo un corridoio con delle vetrate ai lati che lasciano scorgere vari macchinari.

Sembra una sorta di guida turistica.

Rice cammina più defilato e viene raggiunto dalla guardia del corpo che lo aveva avvicinato prima.

 

UOMO

Marika Endvloor è ricercata dall'Interpol e dalla polizia di mezzo mondo. E' lei la fondatrice del movimento terrorista Just Ice, nato all'inizio del secolo, lei ad aver ucciso o fatto uccidere più di cento tra industriali e politici, tra cui due capi di Stato. Sono quindici anni che la rincorriamo. Lei come fa a conoscerla?

 

RICE (irritato)
Grazie a lei.

 

UOMO
Dottore, con me i giochetti non attaccano. Sappia che da quattro anni teniamo d'occhio anche lei. Tra un paio d'ore al massimo la cara Endvloor sarà in manette. E lei potrebbe raggiungerla prima di quanto
crede.

 

Rice accelera il passo, raggiungendo il ministro che lo aveva chiamato con un cenno.

 

MINISTRO (A Rice)

Dottore, ma davvero non può far nulla perchè gli studenti del presidente Siyani possano accedere alle nostre ricerche su Marte?

 

RICE

Ma certo! Ma temo che non sia possibile prima di qualche anno. Al momento i programmi di trasporto e raccolta sono al completo, a meno che... a meno che gli americani o qualcun altro non si decidano a costruire quel maledetto Globo 147 e a mandare un'astronave su Marte... o a fare la gincana tra gli asteroidi e portare un po' di gente su Deimos o Phobos, anche se credo che non sia questo che intende il signor presidente.

 

Il presidente si limita a sorridere.

 

SIYANI
Faccia del suo meglio. Quello che le chiedo è un piccolo favore, non c'è alcun bisogno di sconvolgere tutto per così poco.

 

Mentre camminano, Rice nota la presenza di uomini in giacca e cravatta che parlano agli auricolari.

Suor Maritè dal canto suo sembra tranquilla.

 

Rice si avvicina senza farsi notare a una guardia del corpo di Siyani, parlandogli a bassa voce per poi allontanarsene facendo finta di niente.

 

Poco dopo osserva la guardia del corpo andare a parlare con Siyani, il quale annuisce.

 

Intanto un uomo di quelli in giacca e cravatta si è avvicinato a parlare con il ministro.

Quest'ultimo rallenta il passo, in modo da raggiungere Rice e prenderlo da un braccio. Non è più gioviale, ma freddo e irato.

 

MINISTRO

Per questa volta intendo coprirla, ma non mi deluda.

 

RICE
Perchè?

 

MINISTRO
Segreto di Stato. Sappia invece che non la licenzio solo perchè significherebbe gettare alle ortiche due anni di programma, ma dovrà rendere conto a chi di dovere.

 

RICE
Rendere conto di cosa?

 

MINISTRO

Della sua presenza in East-Af tre anni fa, di chi ha conosciuto e del perchè Siyani s'interessa a lei.

 

Prima che il ministro potesse continuare, Siyani si avvicina loro, interrompendolo.

 

SIYANI

Dottore, so che è molto preso, tuttavia mi piacerebbe molto poter parlare con lei a tu per tu. (rivolto al Ministro) Col suo permesso, s'intende.

 

Il ministro sorride, in maniera forzata ma convincente.

Stacco.

 

 

 

 

Vediamo Suor Maritè chiudere la porta di un ufficio, dentro il quale ci sono Rice e Siyani.

Il presidente sorride all'uomo, che è più teso.

 

SIYANI
Allora, volevate parlarmi?

 

RICE

Bè, sì, io... Signor presidente, io conosco il suo paese... una parte almeno.

 

SIYANI (Sorridendo)

Ah, benissimo.

 

RICE

Ho avuto l'occasione di... lavorare con suor Marie-Therese.

 

La donna sorride, annuendo al presidente.

 

SIYANI

Meraviglioso, dottore, meraviglioso. Ed è una piacevolissima sorpresa: davvero non mi sarei mai aspettato che un dirigente del progetto Planet potesse nutrire preoccupazioni umanitarie.

 

Rice annuisce, ma è sempre più teso.

 

SIYANI
Perchè sa, non credo molto nella generosità dei vostri governi. L'unico merito che riconosco loro è di sapere sempre come mettere a frutto i guadagni. Intendo che sanno spingere l'arte dello sfruttamento fino a trarre utili dagli utili delle loro azioni.

 

Rice inizia a camminare avanti e indietro nella stanza, come se fosse pentito di aver chiesto quell'incontro.

 

SIYANI

Vede dottore, io sono a capo di uno stato che ben presto sarà grande quanto l'Europa.

 

Rice lo guarda con espressione incredula, si lascia scappare un sorriso.

 

SIYANI
Proprio così, sa: Ciad, Repubblica centroafricana, Zaire e Kenya presto si uniranno all'East-Af. Io sono solo un dittatore eletto a vita da una manciata di militari avidi di potere e privilegi. Lo sa come mi chiamano questi cari generali, ovviamente alle spalle? Il Negus. Ufficialmente la rifiuto, perchè la penso come la vostra cara morale: non esiste una dittatura buona. Ma ufficiosamente, che resti tra noi, ne vado piuttosto orgoglioso.

 

Il presidente si lascia andare a una risata, seguito da un sorriso di Maritè e da uno sguardo sempre più perplesso di Rice.

 

SIYANI

Di che cosa voleva avvisarmi?

 

RICE
I servizi speciali mi hanno informato che... Bè, credono che suor Marie-Therese sia una terrorista super ricercata e intendono arrestarla.

 

Maritè, poggiata a una scrivania, ha lo sguardo sul suo ginocchio che ciondola.

Siyani annuisce.

 

SIYANI
Tempo fa suor Marie si è resa protagonista dì... ma sì, non bisogna aver paura delle parole. Attentati, spesso e volentieri mortali, sì, ne sono al corrente. Ma ha smesso già da molto, molto tempo, e si è ampiamente redenta agli occhi del mondo, creda a me. Sistemerò la faccenda di persona.

 

Detto ciò, Siyani si dirige verso la porta, uscendo dall'ufficio.

Suor Marie lancia un sorriso ambiguo a Rice, avvicinandosi.

 

MARITE'

Non sei cambiato poi così tanto, Interno.

 

RICE

Sei venuta a...

 

MARITE'

Cercarti? No, non direttamente, non solo, non adesso. E' una faccenda piuttosto complicata.

 

Rice sorride meno nervoso, annuendo.

 

MARITE'

Abbiamo bisogno di te.

 

RICE
Non lascerò il lavoro per tornare in quel deserto.

 

Rice, colto da un gesto d'ira, scosta la donna e si dirige verso la porta, ma si blocca prima di aprirla.

Si volta lentamente, guardandola. Lei sembra non aver fatto caso allo scatto e prosegue.

 

MARITE'

Lo spazio, e in particolare il progetto Planet, suscita tali e tante preoccupazioni che il mondo ci lascia fare più o meno quel che vogliamo, capisci? La sorveglianza satellitare dell'East-Af ormai è fata con due vecchi catorci: pessima copertura, pessima risoluzione, pessima trasmissione. Sono talmente superati che riusciamo ad alterare i dati che trasmettono. In pratica cancelliamo le immagini in tempo reale e inondiamo i servizi americani, europei, cinesi e russi di altre molto datate.

 

RICE

E come ci siete riusciti?

 

MARITE'

Sono bastati quattro anni di lavoro e un computer con due addetti, costo quasi zero. Ma non credere che non abbiamo i nostri problemi. Prima di tutto, i due satelliti sono controllati e le loro orbite aggiustate ogni sei anni... e la prossima volta è quest'anno. Uno dei due è andato, il vostro per la precisione e quindi lo sostituirete di sicuro con un altro più aggiornato che non riusciremo mai a eludere. Poi, a forza di ficcanasare di qua e di là per fare luce sul tuo rapimento e sul tuo ritorno così misterioso, i servizi europei hanno iniziato a farsi delle domande che hanno trovato conferma nei sospetti della CIA: diciamo che ci hanno localizzato e sono in cerca di un nome da associare alle nostre attività. Per ora l'unico che gli è venuto in mente è Siyani.

 

RICE

Siyani vi copre!

 

MARITE'

Lui si limita a chiudere tutti e due gli occhi. Finché non sanno dove e cosa cercare abbiamo ancora tutto sotto controllo, ma finirà in un paio d'ore dopo che il nuovo satellite spia avrà iniziato le trasmissioni.

 

RICE

Ma cosa vuoi che gliene freghi ai nostri governi pieni di soldi di una missione umanitaria in...

 

L'uomo assume uno sguardo sospetto, allarmato.

 

RICE
Voi... voi vi servite delle missioni umanitarie come copertura per operazioni militari!

 

La suora sorride scuotendo il capo.

 

MARITE'

No.

 

RICE

E allora cosa? Cosa c'è di così pericoloso da dover nascondere?

 

MARITE'

C'è che l'East-Af sta rialzando la testa, ma non posso spiegarti. Abbiamo poco tempo. Voglio che tu convinca il tuo governo che sostituire il satellite sopra l'East-Af è una spesa assolutamente inutile e che incide troppo sul bilancio del progetto Planet.

 

Rice scuote la testa, sorride ma è un sorriso disperato.

 

RICE

Impossibile, l'ASE ha a disposizione perlomeno un migliaio di satelliti di ultima generazione che aspettano solo di essere usati!

 

MARITE'

Troverai un modo. E non è tutto.

 

L'uomo la guarda scuotendo il capo.

 

MARITE'

Voglio l'accesso ai Meteosat XXII e XXIII, alla mediateca dell'OMES e al computer centrale di Planet. Mi serve anche un'orbita bassa a dieci gradi nord e il prototipo del satellite che aspettate dai giapponesi.

 

RICE (Frastornato)

Ma...

 

Lei sorride, portandosi un dito alle labbra a dirgli di stare zitto.

 

MARITE'

I meteosat mi servono per coordinare i nostri interventi medici col tempo. Ti sei fatto i tuoi begli anni di medicina statistica, sai che cosa intendo. La mediateca dell'OMES è l'unica a conoscere sempre e in tempo reale l'ubicazione di tutti gli apparecchi spaziali. Ed è anche l'unico posto dove posso trovare i dati di tutti gli specialisti di satelliti robot. L'orbita bassa serve per il prototipo che ti ho chiesto.

 

RICE

Non posso... non potrei nemmeno se lo volessi.

 

MARITE'

Non sarai solo, ti daremo una mano, per quanto possibile.

 

Rice apre la bocca ma non fa in tempo a dire niente perchè la porta si spalanca: è Siyani, col suo solito fare simpatico, ma stavolta meno tranquillo.

 

SIYANI

Il suo ministro è un uomo piuttosto conciliante ma anche un cretino vanitoso. Mi spiace per lei. Sono desolato di dovervi mettere fretta e chiudere qui l'incontro, ma i vostri servizi speciali sono ancora più ottusi di lui e di sicuro cercheranno di prevaricare l'immunità diplomatica compiendo un rapimento in modo più o meno discreto ma contro il quale mi ritroverei diplomaticamente impotente. Santi numi, dottore, se un giorno volesse lavorare per noi, le prometto che la paga sarebbe pessima ma che godrebbe della massima libertà e sarebbe circondato da persone intelligenti.

 

Rice annuisce, lasciandosi andare stancamente sulla scrivania.

Maritè si appresta a raggiungere il presidente.

 

SIYANI

Allora alla prossima, dottore.

 

Rice lo saluta con un cenno, vedendolo scomparire.

Maritè lo segue, ma prima di chiudere la porta si volta.

 

MARITE'

Occupati prima dei satelliti spia, per il resto ti contatto io tra qualche settimana. Ci vediamo, Interno.

 

Stacco.

 

 

 

 

Rice è nel sedile posteriore di un'auto, accanto a un uomo della sicurezza in giacca e cravatta.

Alla guida e sul lato passeggero ce ne sono altri due.

L'auto sfreccia tra le strade della città.

 

RICE

Sono nella merda o cosa?

 

I tre non rispondono.

Stacco.

 

 

 

Rice entra in un edificio non troppo appariscente, scortato da due di quegli uomini.

 

Stacco.

 

 

Vediamo un ago che infilza un braccio.


Degli elettrodi vengono messi su una testa.

 

Una sostanza immessa nel tubo collegato al catetere sul braccio.

 

Le pupille di Rice che si dilatano.

Le sue labbra che si increspano in un sorriso.

 

L'uomo si trova in una stanza dalle pareti metalliche, seduto su una sedia con le mani e i piedi legati a delle cinghie.

In testa ha degli elettrodi collegati a una macchina, a sua volta collegata a un computer.

 

Di fronte a sè c'è un uomo in camice bianco che gli punta una lampadina sulle pupille, poi fa un cenno a qualcun altro alle sue spalle: un uomo in abiti civili che gli si avvicina, gli sorride e poi lo colpisce con uno schiaffo sulla guancia.

 

Stacco.

Le scene seguenti sono distorte, frammentate, veloci:

 

RICE

Sono stato io, ho ucciso io Kennedy e ho assalito anche il treno postale!

 

UOMO
Chi la ha rapito?

 

RICE

Ahahahah.

 

UOMO

Chi è Marika Endvloor?

 

RICE

Ho scritto I miserabili, è vero. E ho composto The Wall.

 

Il medico inietta dell'altra sostanza in vena.

 

L'uomo in abiti civili lo colpisce ancora.

 

Primo piano di Rice che sorride, stordito e provato.

 

RICE

Va bene, lo ammetto, non sono stato rapito. Avevo le tasche piene di Ginevra e mi sono fatto una vacanza nell'East-Af.

 

L'uomo in abiti civili rimane fermo a guardarlo, come se per la prima volta stia pensando che abbia detto la verità.

 

UOMO

Nell'East-Af?

 

RICE

Sorpreso? Lei avrebbe scelto Nassau o magari le Seychelles, vero? Be', io no. Si figuri che conosco un fazzoletto di spiaggia sul mar Rosso che vale più di tutte le palme del mondo.

 

UOMO
Dove?

 

RICE
Gibuti.

 

UOMO
E come ci è arrivato?


RICE

Treno fino ad Atene, barca a vela fino al Cairo, jeep fino a Port Sudan, ketch fino a Gibuti... il tutto in soli dieci giorni, un viaggio indimenticabile.

 

UOMO

Non le credo, ma ammettiamo pure che sia vero... tanto non ci vuole niente per verificare.

 

RICE

Tanto è impossibile. Secondo lei mi sarei dato tanta pena di farlo passare per un rapimento perchè quattro anni dopo voi riusciate a ricostruire i miei movimenti? Ne è davvero convinto?

 

UOMO

Va bene. E poi, a Gibuti?

 

RICE

Ho incontrato una squadra medica in cerca di volontari per una missione umanitaria in Etiopia.

 

UOMO

Una che?

 

RICE

Una missione umanitaria! Bisognava correre su e giù per il deserto a vaccinare bambini che crepavano di fame. Vuole farsi un giretto anche lei?

 

Primo piano di Rice, il cui sguardo adesso sembra perso nei ricordi.

 

UOMO

Mi parli dei suoi rapporti con Marika Endvloor.

 

RICE

Faceva parte della missione, come infermiera.

 

UOMO

E' laureata in sociologia.

 

RICE

E io in medicina, ciò non m'impedisce di occuparmi delle comunicazioni del progetto Planet. Lei che studi ha fatto?

 

L'uomo si rabbuia, seccato di dargli ragione.

 

UOMO

Perchè non l'ha raccontato prima?

 

RICE

Per poter tornare al lavoro all'OMES ho dovuto sostenere sempre e comunque la versione del rapimento. E non intendo nemmeno perdere il lavoro attuale.

 

L'uomo, anch'egli stanco e spazientito, fa un cenno agli altri di portarlo via.

 

UOMO

La lasceremo andare dottore, ma non creda di cavarsela così facilmente. Le comunico che è ufficialmente indagato.

 

Primo piano di Rice sorridente mentre fa un'espressione fintamente spaventata.

 

 

Stacco.

 

 

E' tarda notte e un'auto scura si ferma in mezzo a una strada.

La portiera si apre e Rice viene fatto scendere in modo poco garbato, spintonato.

L'auto riparte.

L'uomo li saluta gridandogli qualcosa contro, probabilmente ancora in preda alle droghe che gli hanno dato.

 

Stacco.

 

 

 

E' giorno, Rice si trova a camminare in una delle grandi sale dell'edificio in cui lavora, dove c'è un andirivieni di persone.

Sta parlando al telefono, sembra essersi ripreso sia fisicamente che mentalmente, devono essere già passati alcuni giorni.

 

RICE

Bene, fammi sapere.

 

Termina la chiamata e porta il telefono in tasca. Con sguardo perplesso estrae nuovamente la mano tenendo tra le dita un foglietto di carta. Si ferma e lo apre, leggendolo.

 

"A che punto sei con i satelliti?”

 

Rice si guarda intorno, perplesso.

Poi appallottola il biglietto e lo rimette in tasca, incamminandosi a passo deciso.

 

Stacco.

 

 

 

 

 

Rice è al telefono, nel suo ufficio.

 

RICE

Corre voce che i governi preferiscono sostituire i vecchi satelliti di sorveglianza assolutamente inutili piuttosto che investire nel Progetto Planet.

 

Vediamo un paio di uomini che discutono animatamente in una stanza d'ufficio simile a quella di Rice.

 

UOMO 1

Gli azionisti sembrano avere paura, girano voci pericolose sui finanziamenti, non possiamo permettere...

 

Stacco.

 

Un gruppo di anziani è seduto a un tavolo, sono in riunione.

Un uomo entra nella sala e si dirige verso uno degli anziani parlandogli all'orecchio. Poi se ne va.

 

ANZIANO (prendendo la parola)

Mi hanno appena riferito...

 

 

Stacco.

 

 

Rice è sempre al telefono, nel suo ufficio.

 

RICE

Sì, signore, è vero, girano queste voci. No, non gli darei molto peso, ma non trovo sia saggio ignorarle. Sì, signore, provvederò.

 

 

Dall'esterno, attraverso la vetrata del grattacielo, lo vediamo parlare sempre al telefono mentre cammina per la stanza.

 

 

Stacco.

 

 

Un uomo sulla cinquantina sta parlando dinanzi a un gruppo di persone, tra le quali ci sono anche due tizi che registrano, forse giornalisti.

 

UOMO

Ed è per questo che la società ha deciso di investire al momento sul progetto Planet e rimandare al prossimo anno la sostituzione dei satelliti in East-Af e...

 

 

In dissolvenza appare l'immagine di Rice che guarda fuori dalla vetrata del suo ufficio, alcune nuvole.

 

Il telefono emette un bip e si sente una voce femminile ma irriconoscibile.

 

VOCE

Grazie del regalo di compleanno. Non dimenticarti di quello per la mamma. Comunque non ti preoccupare, ci penso io a ricordartelo. Con affetto, la tua sorellina.

 

Dissolvenza in schermo nero su Rice che torna a fissare fuori.

 

 

 

 

 

Rice è a casa sua, si sta sbarbando allo specchio mentre in sottofondo si sente la musica di uno stereo in un'altra stanza.

 

Cammina seminudo nel salone, andando verso il muro dove c'è un pannello con su scritto: "Posta".

Lo apre e preleva un paio di buste e tre riviste scientifiche.  Una di queste sembra catturare la sua attenzione, la sfoglia come se fosse la prima volta che la vede.

Nello sfogliarla si ferma a una pagina segnalata da una piegatura all'angolo. La pagina contiene un articolo intitolato "Meteosat: leggi, Interno".

Lasciando cadere le altre riviste per terra, si va a sedere sul divano, iniziando a leggere.

 

In dissolvenza lo vediamo all'opera in diverse occasioni: col suo computer portatile, a casa; all'ufficio, intento a dare direttive al suo segretario; in macchina, sempre col suo portatile dove scorrono vari grafici e dati. Ancora nel suo ufficio, mentre parla con un uomo più anziano, il quale sembra acconsentire a quanto gli viene detto.

 

Stacco.

 

 

Rice è seduto a un bar, o in un locale che ne ha l'aspetto. In sottofondo c’è una musica techno assordante.

L'ambiente è pieno di luci psichedeliche, e la maggior parte dei clienti è coricata in poltrone e letti d'acqua, con lo sguardo rivolto al soffitto.

Rice è seduto a un tavolo e sta bevendo un cocktail.

Alza lo sguardo verso l'alto, osservando delle donne nude che si muovono sinuose in mezzo a tubi e fili, apparentemente sospese per aria.

Una cameriera in un costume attillato in lattice gli si avvicina porgendogli un telefono.

Rice la guarda perplesso, ma porta il telefono all'orecchio.

 

RICE

Sì?

 

VOCE MARITE'

Interno, ti piace il posto?

 

RICE

Credevo che saresti venuta di persona.

 

VOCE MARITE'

Non sono in Europa. Il telefono è sicuro e anche il locale. Come procede?

 

RICE

Le donne non sono male, ma il drink fa schifo.

 

VOCE MARITE'

Buono a sapersi.

 

RICE

Ho creato un dipartimento di ricerche metereologiche presso l'astroporto di Riyad e una squadra addetta alle telecomunicazioni di stanza all'osservatorio di El-Djof.

 

VOCE MARITE'

Non si è interessato nessuno?

 

RICE

Solo qualche domanda da parte dei superiori, ma non avendo speso nemmeno un centesimo per ora si faranno i loro affari. A nessuno interessa minimamente che Arabia Saudita o Libia intraprendano ricerche inutili patrocinate dal mio ufficio. Passando dalla stazione di El-Djorf potrò entrare in possesso dei dati provenienti da un luogo qualsiasi e inviarli in qualsiasi luogo senza che nessuno se ne accorga.

 

VOCE MARITE'

Bene. Quando inizierai?

 

RICE

Mi serve ancora qualche giorno, ma il più è fatto, si tratta solo di...

 

Dall'altro lato della cornetta non sentiamo più niente, solo il bip del ricevitore. Rice lo guarda un po' sorpreso, ma poco dopo scuote il capo e si alza.

La mdp sale a inquadrare ancora per qualche istante le ragazze che si muovono sul soffitto.

Stacco.

 

 

 

 

 

Rice si trova nella sua auto, al posto di guida. Ma non sta guidando, è invece intento a lavorare al suo portatile, mentre lo sterzo si muove da solo grazie al pilota automatico.

L'uomo sorride tra sè.

Vediamo l'auto dall'esterno mentre viaggia in mezzo alla città, di notte. Non c'è quasi nessuno.

 

Lo sterzo subisce una brusca virata verso sinistra.

L'auto, vista dall'esterno, cambia corsia andando in quella opposta, dirigendosi verso il muro di un palazzo.

 

Primo piano di Rice che alza gli occhi sulla strada, sgranandoli. Il muro è vicinissimo.

Afferra il manubrio, preme un pulsante, quindi lo ruota verso destra.

L'impatto frontale viene evitato, ma l'auto sbatte comunque con la fiancata nel muro, poi ruota su se stessa, fermandosi sul marciapiede.

 

Gli airbag si sgonfiano, permettendo a Rice di respirare. Ha del sangue che gli sgorga dal naso, ma è sveglio e lucido. Respira a fatica uscendo dall'auto e camminando carponi per la strada, allontanandosi dal mezzo come se si trattasse di un qualcosa di malvagio da cui scostarsi.

 

Un'altra auto si ferma in mezzo alla strada, è un ragazzo.

 

RAGAZZO

Ehi, tutto bene?

 

Rice non risponde, continua a guardare la sua auto.

Asciugandosi con la manica della camicia il sangue, si dirige nuovamente verso la macchina, dalla quale prende il portatile.

 

Il ragazzo è sceso e sembra stia chiamando aiuto.

 

Rice si allontana con la ventiquattrore in mano e sguardo freddo.

 

Stacco.

 

 

 

 

 

 

E' inquadrata una poltrona rossa, dall'altra parte di un vetro sul quale sono riflessi i raggi solari.

Con uno stacco passiamo all'interno dell'ambiente. Nella poltrona è seduto un uomo sulla quarantina che sorride (Interpretato da Thomas McCarthy).

 

 

Dall'altro lato della scrivania c'è Rice. Ha il naso gonfio, ma sembra stare bene.

 

UOMO

Immagino che non dev'essere stato difficile risalire al sottoscritto, con i contatti che intrattiene nel suo lavoro.

 

RICE
Immagina bene. Del resto gli uomini che mi hanno interrogato qualche settimana fa lo hanno fatto in maniera legale, per cui non hanno potuto fare molta resistenza a riguardo.

 

L'altro annuisce, sorridendo.

 

UOMO

Dato che ci siamo, la voglio informare che le indagini sul suo conto continuano ad andare avanti. Ma questo lo saprà già. Devo essere sincero, non mi aspettavo questa sua visita a sorpresa. Non dopo quello che le è successo ieri sera, ho saputo proprio stamane. A proposito, sta bene?

 

Rice sorride, annuendo.

 

RICE

La ringrazio per l'interessamento. Sì, come può vedere sto bene. Fortunatamente sono riuscito a disinserire il pilota automatico all'ultimo momento.

 

UOMO

Il pilota automatico! Queste diavolerie! Io li odio, sa? Preferisco affidarmi alle mani di un uomo, piuttosto che a quello di un computer.

 

RICE

E' vero, i computer possono essere rischiosi.

 

L'anziano sorride affabilmente, poi si alza per andare a guardare il panorama che si ha dall'ampia vetrata del suo ufficio.

 

UOMO

Nessuno di noi è uno stupido, Rice. Lei è venuto qua da me per dimostrarmi di stare bene, perchè crede che possa essere stato io l'artefice del suo incidente. Cosa che non può tra l’altro dimostrare. Quindi, cosa conta di ottenere da questo colloquio? Vuole supplicarmi di non farlo più? Minacciarmi, forse?

 

Rice ha perso il sorriso, si alza dalla sedia. L'altro continua a dargli le spalle.

 

RICE

Sono solo venuto per guardarla in faccia e capire con chi ho a che fare.

 

UOMO
Ah, sì?

 

RICE
E volevo avvisarla che continuerò a fare il mio lavoro.

 

L’uomo si volta, gli lancia un altro sorriso, ma Rice non fa in tempo a vederlo, perchè si è voltato e si sta dirigendo verso la porta.

La apre ed esce fuori, richiudendola.

L’uomo solo adesso abbandona il sorriso, corrugando la fronte e prendendo in mano un cellulare.

 

Stacco.

 

 

 

 

 

 

 

Rice è nel suo ufficio, intento a lavorare col portatile.

Sembra stia avendo una conversazione tramite webcam con un uomo dai caratteri orientali.

 

RICE
Non è possibile, l'anno scorso il vostro governo ha stanziato i finanziamenti per dieci prototipi e l'accordo che avete con la Planet vi ha imposto di sottostare alle nostre richieste nel caso in cui ne avessimo dichiarato gli scopi di ricerca...

 

UOMO WEB

Dei dieci prototipi, solo due sono attualmente funzionanti e in orbita, e non è assolutamente possibile convogliarli in altre destinazioni, sarebbe una perdita di milioni...

 

Nel computer di Rice appare un avviso di ricezione di un'email.

 

RICE
Aspetti un attimo, qualcuno ha superato il mio filtro email.

 

L'uomo la apre, mettendo da parte la finestra della webcam.

L'email è stranamente senza mittente, ed ha al suo interno poche parole.

 

"Interno, tieni gli occhi aperti, vogliono ammazzarti entro la fine della giornata. Ti mando presto qualcuno."

 

UOMO WEB

Signor Rice, c'è ancora?

 

Rice sta pensando tra sè, e viene risvegliato dalla quella domanda.

 

RICE
La ricontatterò, lei veda quello che può fare.

 

L'uomo chiude il portatile senza attendere una risposta, lo infila nella ventiquattr'ore assieme ad altri oggetti personali e si dirige verso la porta.

 

 

Stacco.

 

 

 

 

 

Rice si sta rivolgendo verso un uomo in divisa, dev'essere una delle guardie dell'edificio.

 

RICE
Ehi Mike, posso chiederti un favore?

 

MIKE

Signor Rice, mi dica.

 

RICE
Mi scorteresti fino al parcheggio? Credo che qualcuno voglia farmi fuori.

 

Mike scoppia in una risata, che però va a scemare non appena si rende conto dal suo sguardo, che l'altro è serio.


Stacco.

 

 

 

 

Rice, accompagnato da Mike, percorre la strada fino ad arrivare al parcheggio.

La guardia controlla l'auto, poi si china per guardarne la parte inferiore.

 

MIKE
Al corso di addestramento ci insegnano come controllare se ci siano bombe sotto le auto. Ma questa è la prima volta che mi capita di farlo, sa?

 

Sentiamo in sottofondo “Here lies the mistery”

 

Rice si guarda intorno teso.

La guardia si alza, sorridendo.

 

MIKE
Sembra tutto ok.

 

RICE
Grazie.

 

L'uomo entra nell'auto, poi mette in moto e parte, sotto lo sguardo perplesso della guardia.

 

Stacco.

 

 

 

Rice sfreccia tra le strade trafficate della città (senza pilota automatico), controllando frequentemente lo specchietto retrovisore con fare teso.

 

 

L'auto passa davanti alla mdp ferma a un angolo della strada.

Dopo averla persa di vista, la mdp si sposta di poco a sinistra, inquadrando un uomo in abiti civili e occhiali da sole che sta dicendo qualcosa a un auricolare.

 

 

Stacco.

 

 

 

L'auto si ferma in un garage sotterraneo, sopra l'appartamento di Rice.

L'uomo ne scende in fretta, il garage all'apparenza sembra vuoto. Solo qualche auto.

Si dirige verso la porta, e in quel momento viene illuminato da un paio di fari. Un'altra auto è entrata nel garage. Rice non rimane a guardare, attraversa la porta e inizia a salire una rampa di scale.

 

Stacco.

 

La portiera di un'auto si apre e con un inquadratura bassa vediamo due gambe che indossano dei jeans. L'uomo, che non vediamo in viso, chiude la portiera e si mette a correre.

 

Stacco.

 

 

Sentiamo in sottofondo: Action Music

 

 

 

Rice sta salendo le scale, ma si ferma notando un uomo davanti a quelle. E' uno dei servizi segreti, lo capiamo dalla giacca nera che indossa e dagli occhiali da sole.

I due si guardano qualche istante, il primo non sa se proseguire o tornare indietro.

 

RICE
Salve.

 

Rice gli tende la mano, in gesto di saluto. L'altro accenna un sorriso, stringendogliela istintivamente.

 

UOMO

Signor Rice, mi vuole seguire per favore?

 

RICE

Certo.

 

Rice avanza di un passo, poi sfrutta la presa dell'uomo per tirarlo verso di sè cogliendo di sorpresa e spingendolo giù per le scale.

La mossa funziona, l'uomo infatti ruzzola lungo i gradini.

Ma si riprende in fretta, e ancora steso sfodera una pistola, puntandola verso l'alto.

Ma Rice non c'è più. Si sentono solo i suoi passi che si allontanano per le scale.

Stacco.

 

 

Rice è arrivato dinanzi la porta del suo appartamento, inserisce una tessera magnetica su una fessura, quindi la apre.

In quell'istante qualcuno gli piomba addosso dalle spalle e lo costringe a entrare, richiudendo subito dopo la porta.

Subito dopo Rice si volta a guardare, pronto a difendersi: davanti a lui c'è Golden, col fiato corto.

 

RICE
Golden?

 

GOLDEN

Ciao Interno, sbaglio o hai qualche problema?

 

Golden si avvicina allo spioncino della porta, guardandovi dentro.

 

RICE
Che sta succedendo? Come hai fatto a...

 

GOLDEN
Dobbiamo andarcene. E di corsa. Sono quattro o cinque.

 

Golden estrae una pistola, poi si dirige verso Rice, che sembra ancora confuso.

 

GOLDEN

Ti voglio lucido.

 

L'altro annuisce.

 

GOLDEN

Oltre a questa, ci sono altre porte per uscire?

 

RICE
C'è il terrazzo, ha delle scale d'emergenza.

 

GOLDEN

Andiamo.

 

I due si avviano verso il terrazzo, uscendo al sole del mattino. Sentiamo in sottofondo il rumore del traffico.

Una donna al balcone li guarda curiosa.

I due arrivano alle scale di emergenza, aprono un piccolo cancello con la tessera e iniziano a scenderle.

 

GOLDEN

Ci sarà qualcuno ad aspettarti anche da questa parte, cerca di non stare mai fermo.

 

I due scendono i gradini più velocemente possibile, ma intravedono sotto di loro un uomo che sta salendo.

 

Solo una rampa di scale li separa.

Golden ripone l'arma in tasca e si aggancia con le mani sul metallo della scala, compiendo poi un balzo e saltando nella rampa adiacente, più bassa, proprio sopra l'uomo che stava salendo.

Riesce così ad atterrarlo, ma l'altro lo spinge via con un calcio, facendolo rotolare lungo i gradini.

Poi afferra la pistola e sale, intento a raggiungere Rice.

 

Quest'ultimo è rimasto indietro e non può far altro che risalire per evitare un proiettile partito dalla pistola dell'uomo.

Golden, rimessosi subito in piedi, risale all'inseguimento.

L'altro spara ancora, mancando Rice per poco. Il proiettile infatti scheggia la rampa vicino a lui.

Golden, una volta raggiunto, prende la mira e fa fuoco, colpendolo sulla schiena.

L'uomo cade sulle scale, rantolante.


GOLDEN

Scendi!

 

Rice supera il ferito con un balzo, poi segue Golden ed entrambi si ritrovano poco dopo in strada.

Dall'altro lato del vicolo si scorge un auto nera che pianta una frenata e inizia a fare manovra per inserirsi nel vicolo.

I due iniziano a correre verso la strada principale.

 

RICE
Hai un'auto?

 

GOLDEN
Sì, ma l'ho lasciata nel garage e non possiamo tornare indietro.

 

Golden rischia quasi di venire investito da un'auto blu guidata da un vecchio che impreca dopo aver frenato di botto. L'uomo lancia un'occhiata a Rice, che ha capito.

Golden apre la portiera dell'auto e tira fuori il vecchio, che è di colpo impietrito.

Rice entra dall'altro lato.

Il vecchio si fa da parte mentre l'auto parte sgommando.

 

Intanto dal vicolo è comparsa l'auto nera, che compie una brusca sterzata proprio davanti al vecchio, partendo all'inseguimento dell'auto blu.

 

Primo piano di Golden che guarda lo specchietto retrovisore, poi ingrana la marcia e accelera.

 

Vediamo dall'alto l'inseguimento lungo le vie della città.

 

Golden sterza, andando nella corsia opposta, contromano. Evita un'altra auto che gli viene incontro, poi si immette in una traversa.

 

Rice si regge allo sportello durante la curva.

 

L'auto nera compie la stessa manovra, ma è costretta a rallentare per evitare l'auto della corsia opposta.

 

Primo piano di Golden, poi di Rice.

 

RICE

Dove andiamo?

 

GOLDEN

Allo spazioporto, verso Titano. E' il metodo più sicuro per far perdere le nostre tracce. Da lì tornerò in Libia.

 

Un proiettile buca il vetro posteriore dell'auto, Rice si abbassa mentre Golden accelera.

L'auto si trova in una strada a senso unico, lo capiamo dalle altre macchine che gli arrivano incontro e che vengono puntualmente schivate dalla guida precisa di Golden.

 

L'auto nera li segue lungo la stessa strada, schivando anch'essa le altre macchine. L'uomo che sta nel lato passeggeri ha appena sparato ma rientra, non avendo più una buona visuale di tiro.

 

L'auto di Golden svolta a un tratto verso destra, sfruttando un'apertura su un vicolo.

Anche quella nera la segue, ma davanti a loro si palesa un'auto che non fa in tempo a frenare e li colpisce lateralmente, facendoli sbandare e finire contro una vetrina.

 

Golden guarda lo specchietto retrovisore sorridendo.

Anche Rice si volta a guardare, dando un pugno sul vetro in segno di vittoria e sorridendo.

 

Stacco.

 

Fine musica.

 

Golden e Rice si trovano in un grande ambiente che ricorda una stazione, ma dai tratti futuristici.

Stanno parlando in un angolo con un uomo in abiti civili che passa loro due biglietti. Dopo pochi scambi di battute, lui li lascia andare e si allontana.

 

Stacco.

 

I due attraversano un tunnel bianco.

 

Stacco.

 

E' inquadrata dall'esterno una navetta spaziale simile a uno shuttle, ma più piccola. I reattori si mettono in funzione.

 

Stacco.

 

 

Rice e Golden sono seduti su due poltrone, assieme ad altri passeggeri.

Le poltrone, alle quali sono ancorati con delle comode imbracature, subiscono una rotazione di novanta gradi.

Da alcune vibrazioni capiamo che lo shuttle sta partendo.

Rice è tranquillo, mentre Golden appare teso e ciò diverte il primo.

 

RICE

Non mi dirai che è la prima volta che vai sullo spazio...

 

GOLDEN

La terza. E lo odio.

 

Il primo sorride, per poi poggiarsi alla poltrona e chiudere gli occhi.

Le vibrazioni aumentano e con uno stacco seguiamo dall'esterno la partenza dello shuttle che in pochi secondi abbandona l'atmosfera terrestre.

 

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

 

 

 

Nello schermo nero appaiono a poco a poco delle stelle che diventano presto numerosissime, un'intera costellazione.

La mdp arretra, mostrando che allo spettacolo stanno assistendo Rice e Golden, attraverso una robusta vetrata.

Si trovano in una sorta di stazione le cui pareti e il soffitto sono delle vetrate che danno direttamente sullo spazio.

E' pieno di gente di tutte le nazionalità.

Golden guarda le stelle con viso duro e pensieroso.

 

GOLDEN

La navetta per Tripoli parte tra mezz'ora. Hai deciso cosa fare?

 

Rice guarda a sua volta le stelle, con sguardo più sereno, quasi rassegnato.

 

RISE

Mi stai dicendo che questa volta posso scegliere?

 

GOLDEN

Hai avuto sempre la possibilità di farlo.

 

Rice lo guarda, sorride, poi torna sulle stelle.

Ora è Golden a voltarsi verso di lui.

 

GOLDEN

Dziiya sta male.

 

Rice lo guarda con sguardo interrogativo.

 

GOLDEN

Malaria. Da cinque mesi. I farmaci non hanno dato molti effetti.

 

Rice abbassa il capo, pensieroso.

 

RICE

Dov'è?

 

GOLDEN

In un campo allestito in Etiopia. Spero di arrivare in tempo.

 

Rice si volta a guardare un maxi schermo nel quale compaiono i nomi dei voli in partenza e in arrivo.

Si sofferma a riflettere qualche istante, poi si volta e inizia a camminare.

 

RICE

La navetta parte tra venti minuti.

 

Golden lo osserva allontanarsi dal suo riflesso sulla vetrata.

Annuisce, senza essere visto.

 

Stacco.

 

 

 

 

Sentiamo in sottofondo: South African Army

 

 

Primo piano di Rise, i cui capelli sono scompigliati dal vento e la pelle illuminata dal sole.

Con sguardo deciso guarda davanti a sé.

Sta guidando una gip lungo una strada sterrata nel mezzo della savana.

Accanto a lui c'è Golden, che riposa con la testa piegata da un lato.

Il mezzo attraversa a gran velocità la strada, e lo vediamo da lontano, dalla soggettiva di un gruppo di antilopi che alzano il capo scrutando l'orizzonte.

 

Stacco.

 

 

E' notte e alla guida questa volta c'è Golden.

La gip ha lasciato la strada e attraversa ora un fazzoletto di terra selvaggia.

Rice accanto a lui ha gli occhi chiusi, ma capiamo che è sveglio dai movimenti, infatti poco dopo apre gli occhi stanchi.

 

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

 

 

 

Primo piano di Dziiya: la donna ha gli occhi chiusi e la pelle nera madida di sudore. Sta respirando a fatica.

Al suo capezzale c'è Maritè, che indossa solo una canottiera e un paio di Jeans. Le bagna la fronte con una spugna, poi fa la stessa operazione sul petto e sulle braccia.

 

Stacco.

 

La musica sfuma.

 

Rice e Golden sono giunti al campo, la gip è ferma ed è stata accolta da un gruppo di uomini tra cui ritroviamo Sufi.

L'uomo sorride a Rice, stringendogli la mano.

 

SUFI

Sono contento di rivederti.

 

Rice annuisce, senza riuscire a mantenere il sorriso per molto tempo.

 

RICE
Lei come sta?

 

Sufi fa un segno sconsolato con il capo, quindi li invita a seguirlo. Golden va loro dietro.

 

Stacco.

 

 

 

 

Rice e Golden entrano nella tenda dove riposa Dziiya. Maritè li guarda con sguardo spento, senza salutarli.

Si alza dalla sedia e si avvia fuori.

 

MARITE'

E' peggiorata nelle ultime ventiquattrore. Non fatela stancare.

 

Quindi esce, lanciando un'occhiata a Sufi, che è rimasto fuori.

Rice va a sedersi accanto alla donna, immergendo un panno in una bacinella d'acqua per poi strizzarlo e posarglielo in testa.

La donna apre gli occhi a stento, riconoscendolo.

 

DZIIYA
Interno... sei tornato?

 

RICE

Non mi avete mai permesso di andarmene.

 

La donna sorride a stento, poi guarda Golden che è rimasto in piedi ai piedi del letto.

 

DZIIYA
So che ce l'hai fatta per un pelo. Grazie. Questo figlio di puttana ci serve ancora.

 

Golden annuisce con un vago sorriso, e anche Rice sorride.

 

DZIIYA

Interno, sto morendo? Gli altri non vogliono dirmelo.

 

RICE
Credo non vogliano dirlo a loro stessi. E sì, stai morendo.

 

Primo piano di Maritè che, fuori dalla tenda, è tra le braccia di Sufi, che la stringe forte.

Torniamo dentro.

 

 

GOLDEN

Siamo tutti preoccupati per il progetto.

 

Dziiya prova a mettersi a sedere colta da un impeto d'ira, ma non ci riesce.
Afferra allora il braccio di Rice al quale si avvinghia con le unghie.

 

DZIIYA

Io sono solo una persona che sta morendo. Una tra centinaia e migliaia. Guai a voi se permettete che tutto vada a puttane per...

 

La donna non riesce a completare la frase, viene colta da alcuni colpi di tosse.

Maritè entra dentro, fulminando con lo sguardo Rice.

 

MARITE'

Lasciatela riposare adesso.

 

Rice annuisce e si alza. Stringe la mano di Dziiya con entrambe le sue, poi si decide a uscire.

Anche Golden fa lo stesso, per poi seguirlo fuori.

 

 

 

Sentiamo in sottofondo: Sacred Stones (Sheila Chandra)

 

 

 

 

Piano lungo sul paesaggio selvaggio africano:

E' l'alba, il sole si intravede all'orizzonte in una landa costellata di pochi arbusti e vari cespugli.

Un gruppo di uccelli si alza in volo dagli alberi, dirigendosi verso l'alto fino a quando li perdiamo di vista.

 

In dissolvenza su quest'immagine appare il viso di Dziiya, con gli occhi chiusi e finalmente calma.

Maritè è accanto a lei, ha gli occhi gonfi ma non piange più.

La prima è distesa su una lettiga, in un punto fuori dal campo. Ci sono poche persone con loro, tra cui Sufi, il Gatto, Golden e Rice.

Maritè copre il corpo della donna con un lenzuolo bianco, avvolgendola completamente più volte.

 

Due donne di colore che si trovano dietro di lei iniziano a intonare una litania ad alta voce, con lo sguardo rivolto verso al cielo.

Muovono anche le braccia e le gambe, in una danza che si fa a poco a poco più articolata.

 

Primo piano di Rice, che guarda con durezza la salma, poi di Golden che ha lo stesso sguardo duro.

Sufi non trattiene alcune lacrime, mentre il Gatto ha gli occhi chiusi e sembra pregare.

Maritè si allontana dalla salma, dirigendosi da sola verso il campo.

 

Su quest'immagine appare in dissolvenza la terra africana, con il sole alto.

Il sole si abbassa velocemente, assistiamo al passaggio al tramonto.

Dissolvenza in schermo nero.

 

La musica sfuma.

 

 


E' nuovamente l'alba e una gip si sta muovendo lungo la savana.

Su di essa ci sono Sufi (alla guida), Rice, Golden e Maritè.

 

Lungo la strada notiamo alcune capanne e in lontananza si intravede una cittadina.

 

RICE
Qualcuno può dirmi dove stiamo andando?

 

Gli altri non rispondono, sono seri.

 

La gip, vista dall'alto, si addentra tra le capanne e le case in muratura, entrando nella città. Alcuni uomini armati sorvegliano la strada, lanciando dei cenni di saluto a quelli sulla gip.

 

Alcuni bambini inseguono il mezzo salutando e ridendo.

Molti sono nudi, così come gli adulti e gli anziani, che siedono ai bordi della strada, osservando il mezzo che passa con sguardi spenti.

 

All'orizzonte, alla fine della città, notiamo un enorme costruzione simile a una fortezza.

Rice lo guarda sorpreso, col capo piegato verso l'alto.

 

RICE
Cos'è quello?

 

GOLDEN

E' il motivo per cui ti abbiamo portato qua.

 

Stacco.

 

 

L'auto si è fermata sotto la grande costruzione e Rice scende, preceduto da Maritè.

La donna si avvia verso una porta controllata da un uomo armato.

 

Rice guarda gli altri, che gli fanno cenno di seguirla.

Lui fa come gli viene chiesto e la segue, entrando attraverso la porta.

 

Lui e Maritè salgono una rampa di scale, quindi entrano in un ascensore. Lei pigia il tasto più alto, che ha il numero 10.

Poi si volta a guardarlo.

 

MARITE'

E' stata Dziiya a chiedermi di portarti qua, nel caso in cui tu fossi tornato.

 

RICE
Dove siamo?

 

MARITE'

Presto capirai tutto. Capirai perché lei continuava a combattere nonostante tutto, nonostante a te sembrasse che combattessimo contro il vento.

 

RICE

Non è forse così? l'Africa non potrà rialzarsi fin quando le altre nazioni continueranno a ignorarla.

 

MARITE'

Ti sbagli. L'Africa si rialzerà da sola.

 

La donna sorride, per la prima volta dopo tanto tempo.

Rice non ribatte, anche perché le porte dell'ascensore si aprono e lei esce fuori.

 

L'ambiente in cui si trovano è in contrasto con il villaggio che hanno attraversato. Sembra infatti più simile a un centro ricerche, è una sala molto ampia con numerose postazioni con dei computer, più una grande postazione computerizzata al centro della stanza. Decine di uomini sono a lavoro, uomini di tutte le nazionalità.

Uno di loro si fa avanti, andando ad abbracciare Maritè: si tratta del presidente Siyani, che indossa adesso dei pantaloncini e una camicia a maniche corte, apparendo quasi irriconoscibile nel suo apparire un uomo comune.

 

 

 

SIYANI
Maritè! Siete venuti in tempo!

 

Maritè sorride, ricambiando l'abbraccio.

Siyani poi si scosta, assumendo uno sguardo dispiaciuto.

 

SIYANI
Sono addolorato per Dziiya. Immagino che le sarebbe piaciuto assistere.

 

MARITE'

Nemmeno Mosè arrivò a vedere la terra Santa.

 

Siyani annuisce tristemente, per poi rivolgere lo sguardo a Rice e avvicinarsi a lui.

 

SIYANI

Vedo che ha preso finalmente una decisione. Non sarebbe qui, altrimenti.

 

RICE
Non ho mai avuto la possibilità di scegliere.

 

L'uomo scambia un'occhiata con Maritè, sorridendo.

 

 

RICE
Non credo di aver capito cosa ci facciamo in questo posto...

 

SIYANI
Non ti hanno detto niente i tuoi amici? Venite, sta per iniziare.

 

Siyani si avvia verso una porta, seguito da Maritè che ha un sorriso enigmatico e Rice che è sempre più perplesso.

 

I tre si trovano all'esterno, in una rampa che si affaccia sul villaggio e dal quale è possibile vedere le terre più distanti, grazie all'altezza vertiginosa.

 

SIYANI

Se soffrite di vertigini non guardate di sotto!

 

Siyani si posiziona sul punto centrale della rampa, poi prende una radio trasmittente, alla quale parla.

 

SIYANI

Se è tutto pronto, avviatelo.

 

VOCE RADIO

Sì presidente.

 

Rice si avvicina a lui.

 

RICE
Vuole spiegarmi?

 

SIYANI

Lei sta per assistere alla prima sperimentazione su larga scala di un progetto che potrebbe cambiare le sorti di questo paese. Le basta come spiegazione?

 

Rice scrolla il capo, rassegnato, poggiandosi coi gomiti alla rampa.

Maritè va accanto a lui, stringendogli un braccio e sorridendogli.

 

 

Stacco.

 

 

La mdp inquadra la costruzione dall'alto: ne notiamo il profilo circolare, come una torre fortificata.

Il tetto è costituito da una cupola che inizia a dividersi in due, aprendosi e lasciando intravedere un apparecchio simile a un telescopio.

Un rumore inizia a poco a poco a farsi udibile, dapprima solo un ronzio, che ben presto si trasforma in un rombo frastornante.

 

Particolare di un uomo che dentro la sala sta lavorando ai computer. Tutti gli altri si sono invece alzati e hanno volto gli sguardi verso le finestre.

 

L'apparecchio dentro la cupola si alza verso l'alto.

 

SIYANI (ad alta voce per superare il frastuono)

Adesso capirà a cosa ci servivano i prototipi che le abbiamo chiesto e tutte le altre operazioni!

 

RICE
Ma io non sono riuscito a concludere!

 

SIYANI

Oh, ma è stato di molto aiuto per dare il via! O crede che fosse stato il solo a lavorarci?

 

Siyani scoppia a ridere, mentre Rice volge il capo verso l'alto, notando che il rumore si è notevolmente ridotto, tornando a un flebile ronzio.

 

Sentiamo in sottofondo: Wonderful Africa Chill out music

 

 

Con uno stacco passiamo a una visuale della terra dallo spazio, ci troviamo proprio sopra l’Africa e sul paesaggio suggestivo passa davanti a noi un satellite che sembra essere rivolto verso il basso.

Stacco.

 

Torniamo sulla costruzione.

Gli uomini del personale sono usciti fuori, si trovano ora accanto a loro e hanno tutti gli sguardi puntati verso il cielo.

 

Maritè sorride, indicando con l'indice un punto in alto.

Rice segue con lo sguardo il punto indicato, notando che nel cielo azzurro c'è una nuvola.

Anche gli altri l'hanno vista e iniziano a mormorare.

La nuvola sembra aumentare di dimensione in un un modo anomalo, si accresce a vista d'occhio.

 

Rice è sbalordito, mentre gli altri si trovano in un silenzio quasi religioso.

 

 

Anche Sufi e Golden, rimasti accanto alla gip, stanno guardando il cielo.

Come loro, tutti gli abitanti della cittadina si trovano nella stessa posizione, in silenzio.

 

La nuvola continua ad accrescersi coprendo gran parte del cielo visibile, perdendosi a vista d'occhio.

Dapprima bianca come la neve, inizia a mutare anche il colore, divenendo grigia.

 

Siyani guarda in alto con sorriso estasiato.

Poi chiude gli occhi e allarga le mani rivolgendo i palmi verso l'alto.

 

 

La mano rugosa del presidente è colpita da una goccia.

Poi una seconda.

 

 

Rice alza le mani allo stesso modo, sentendo alcune gocce sulla pelle.

 

Ben presto le gocce si fanno più numerose, e dalle nuvole inizia a scendere una fitta pioggia.

Si sente un tuono.

 

Maritè scoppia in un urlo liberatorio, seguita dagli altri uomini del personale che si mettono a urlare e abbracciarsi.

Anche Rice ride, incredulo.

 

 

Sufi e Golden iniziano a correre sotto la pioggia in direzione del villaggio, felici come non mai per quell'acqua che li sta bagnando.

 

 

I bambini del villaggio saltano e ballano sulle pozzanghere che rapidamente si stanno formando, mentre i più grandi si abbracciano e si affrettano a raccogliere l'acqua in recipienti.

 

Un uomo e una donna si baciano.

 

Un bambino sorride con la faccia rivolta verso l’alto.

 

Un bambino piccolo piange, tenuto stretto dalle braccia della madre che invece sorride guardando il cielo.

 

Rice e Maritè si abbracciano. Lei è commossa e guarda l’uomo che risponde con un sorriso. Ha compreso.

 

 

SIYANI (Gridando)

La terrafondazione dell'Africa! L'acqua!

 

 

Sufi si è messo sulle spalle un bambino e con lui saltella da una pozzanghera all'altra.

 

Golden è seduto per terra, con lo sguardo rivolto verso l'alto e la bocca aperta per assaggiare la pioggia.

 

La mdp riprende dall'alto la scena, mostrando varie scene di festa in tutto il villaggio bagnato dalla pioggia.

 

L'immagine sfuma, in schermo nero.

 

Continuiamo a sentire la musica per il resto dei titoli.

 

 

 

 

 

 

 

20 settembre 2153

 

Golden e Sufi continuano a viaggiare tra un campo e l'altro per salvare quante più vite possibili.

 

 

 

 

 

 

 

Il Gatto lavora all'ospedale del campo di Modayifo.

 

 

 

 

 

 

Rice recluta nuovi medici in Europa e sfrutta le sue capacità di statista per potenziare gli interventi in Africa.

 

 

 

 

 

 

Suor Marie Therese ha preso in mano il comando delle operazioni, sostituendo Dziiya, alla quale è stata dedicata la prima giornata di pioggia.

 

 

 

 

 

 

 

L'Africa impiegherà almeno due secoli prima di potersi rimettere in piedi.

 

 

 

 

 

 

Ma ha già alzato la testa.

 

 

 

 

 

DIRETTO DA

KATHRYN BIGELOW

 

 

 

SCENEGGIATURA DI

ANDREA CARBONE

 

 

 

TRATTO DAL ROMANZO “DOMANI, UN’OASI”

DI AYERDHAL

 

 

 

 

 

CAST

 

 

 

RICE ------------------- CHRISTIAN BALE

 

DZIIYA ------------- JADA PINKETT SMITH

 

GOLDEN –------------------ PAUL BETTANY

 

SUFI ---------------- ADEWALE AKINNUOYE

 

GATTO –---------------------- DANIEL WU

 

MARIE-THERESE ---------- THANDIE NEWTON

 

SIYANI --------------– ALEXANDER SIDDIG

 

MINISTRO ----------------- CHRIS COOPER

 

 

 

 

 

 

PRODOTTO DALLA CHIMERA FILMS

 

 

Questo film è fittizio e partecipa a un gioco di cinema virtuale senza scopo di lucro.

 

www.cinematik.it

 

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