Potete scaricare la versione word cliccando qua

 

 

 

 

 

 

 

 

PRESENTA

 

 

Le immagini sono scure, vediamo solo le sagome nere su uno sfondo leggermente più chiaro.

Una mano sta tenendo una pistola, puntandola in avanti.

Il corpo della persona che tiene la pistola si ruota di scatto, puntandola in un’altra direzione e facendo fuoco.

Sentiamo un urlo di dolore, e vediamo la sagoma di un uomo che cade per terra.

In sovrimpressione, con carattere bianco:

 

 

 

QUAL E’ IL TUO NOME?

 

 

 

Poi abbassa l’arma, si sistema il cappello con fare da duro e ride a bassa voce.

Ripone l’arma in una fondina legata alla cintura.

Ora vediamo meglio l’ambiente. Siamo all’esterno, in una radura spoglia, ed è notte.

La figura che abbiamo visto muoversi, si incammina. E’ basso e tozzo.

Da un particolare dei pantaloni, notiamo che questi sono strappati e che la pistola che aveva posato nella fondina altro non è che un pezzo di legno a forma di pistola.

Dietro di sé non vi è nessun corpo.

La mano batte su quel legno ritmicamente, e inizia a fischiare.

Poco distante, scorgiamo le luci di una cittadina tipica del far west.

Stacco.

 

La persona che continuiamo a seguire di spalle è giunta in prossimità delle prime case in legno.

Non vi è nessuno in giro, le luci accese sono poche.

Un uomo a cavallo (interpretato da Robert Farrior) gli si avvicina, guardandolo dall’alto.

 

 

UOMO A CAVALLO

 Ah, sei tu.

 

Soggettiva della persona che abbiamo seguito di spalle:

 

UOMO A CAVALLO

Quanti ne hai fatti fuori questa sera?

 

La persona alza una mano, anche questa è piuttosto tozza e mostra tre dita.

 

UOMO A CAVALLO

 Accidenti!

 

L’uomo prosegue per il suo cammino, allontanandosi da noi.

Riprendiamo dunque a seguire questa persona dalle spalle: attraversa la strada principale della cittadina, per poi entrare in un vicolo e dirigersi verso un grande edificio. Sembra il più grande della città, è in cemento anziché legno, ha molte finestre e un ampio portone.

In alto, sopra il portone, vi è una scritta a grandi caratteri intagliata in un grosso pezzo di legno che recita:

 

“UFFICIO PERSONALE DELLO SCERIFFO”

 

La persona alza il capo verso quell’insegna.

Vediamo in primissimo piano due labbra che si piegano, sorridendo.

 

La persona apre il grande portone, quindi si addentra in una camera molto buia.

Non appena richiude il portone, con uno stacco torniamo all’esterno, e vediamo che al posto del grande edificio vi è una piccola baracca in legno dall’aspetto diroccato. In alto, sopra la porta, vi è una scritta fatta con del gesso e con dei caratteri molto approssimati, che riporta quanto visto prima.

 

Torniamo dentro la baracca.

La poca luce proviene da una finestra aperta, ed è quella della luna.

L’interno è spoglio e povero.

La persona si addentra, arrivando dinanzi una piccola brandina per terra.

 

VFC MASCHILE

Dove diavolo sei stato?

 

A parlare è stata una voce maschile, rude e assonnata. Non vediamo però da dove provenga.

La persona si volta verso un punto, parlando a bassa voce. Solo ora vediamo alcuni tratti del suo viso, rischiarati dal chiarore lunale. E’ un ragazzo affetto dalla sindrome di Down, con dei capelli castano chiaro e degli occhi azzurri (interpretato da Tommy Jessop).

 

 

 

 

RAGAZZO

 A far fuori un po’ di farabutti.

 

VFC

 E con cosa?

 

Il ragazzo tira fuori la sua pistola dalla fondina. Ai suoi occhi (e ai nostri) appare come una vera pistola, grande e luccicante.

 

 

RAGAZZO

 Una Volcanic! L’ho rubata a quel vigliacco di Tobias.

 

Il ragazzo si toglie il cinturone e lo posa per terra. Poi si toglie anche il resto dei vestiti, posandoli tutti sullo stesso posto.

Intanto alle sue spalle è arrivato un uomo, dall’aria assonnata e poco lucida (interpretato da Jim Broadbent). In mano ha una bottiglia di whisky semivuota.

 

 

UOMO

 Dovrei spaccarti questa bottiglia in testa. Forse così ti tornerebbe il senno.

 

 RAGAZZO

 Non saresti così veloce da farlo prima che io ti apra un buco nella pancia con la mia Volcanic…

 

Il ragazzo sorride all’uomo, quasi in segno di sfida.

 

UOMO

 Tua madre è stata in pena per te… ti ha cercato tutta la sera.

 

Il ragazzo assume un’espressione perplessa, abbassando il capo.

 

RAGAZZO

La mamma non c’è…

 

UOMO

Dici che non c’è?

 

RAGAZZO

E’ morta.

 

UOMO

Ah, lo sai allora? Bene, bene, fai progressi…

 

Il ragazzo si siede sulla brandina, poi vi si corica.

L’uomo rimane a fissarlo per qualche istante.

 

UOMO

 Tua madre mi ha detto di dirti che ti odia… e ti odio anch’io.

 

L’uomo beve dalla bottiglia l’ultimo whisky rimasto, per poi lanciare la bottiglia vuota verso una parete.

Si sente il rumore fortissimo di vetri che si infrangono.

Stacco.

 

In primo piano un mucchio di cocci di vetri per terra.

Siamo all’esterno, è giorno, e in sottofondo c’è un gran vociare. Inizia un lungo piano sequenza:

Un uomo guarda il vetro rotto per terra con preoccupazione, iniziando a raccogliere i pezzi.

Un altro uomo, più anziano, gli si avvicina.

 

UOMO

 Vaffanculo Joe, hai le mani fatte di burro?

 

JOE

 Scusa Ben, mi è scivolato… stavo pensando…

 

BEN

 Le tue scuse non valgono nulla, dì a Eddison che non gli pagherò un altro vetro! E me ne frego se stavi pensando allo sceriffo. Non è per colpa sua che io devo rimetterci!

 

La mdp che ha inquadrato la scena si sposta per inquadrare un gruppo di ragazzini che poco distante, stanno giocando con delle pietre. Le lanciano in alto, per poi cercare di afferrarle al volo con un barattolo.

 

RAGAZZINO

 Smettila di provarci, non mi batterai mai!

 

RAGAZZINO

 Lo sceriffo Edgar diceva sempre che ero il più bravo!

 

RAGAZZINO

 Balle!

 

 

La mdp continua a spostarsi lentamente, inquadrando adesso due ragazze che passeggiano portando delle ceste piene di panni. Hanno un’aria triste.

Un ragazzo sui diciotto anni atletico e di bell’aspetto, le affianca sorridendo.

 

RAGAZZO

 Volete che vi aiuti?  

 

RAGAZZA

 Non mi sembra il momento di scherzare, Jason… non hai sentito di quello che è successo stanotte?

 

JASON

 Sì che ho sentito, ma non possiamo mica smettere di parlare perché Edgar non c’è più…

 

RAGAZZA

Va al diavolo, Jason.

 

Il ragazzo si allontana con fare indifferente, mentre le due iniziano a borbottare tra di loro.

La mdp ruota leggermente, continuando ad avanzare lungo quella via principale.

Un uomo passa davanti a noi trasportando una carretta piena di paglia.

Capiamo che abbiamo visto tutto quanto dalla soggettiva del ragazzo.

 

Ora lo vediamo a busto interno. Si trova in groppa ad un cavallo, e galoppa con fierezza lungo la via principale della cittadina che brulica di persone indaffarate.

Alcuni bambini passano correndo davanti a lui, e il suo cavallo (uno stallone nero) si ferma di colpo, alzandosi sulle zampe posteriori e nitrendo. Il ragazzo tira le redini, cercando di farlo calmare.

 

RAGAZZO

 Hop, buono bello… buono…

 

Il cavallo dopo un po’ torna calmo, e lui può continuare per la sua strada.

Giunge in prossimità di un edificio che ha sul fronte una tettoia in legno. Una scritta sopra la porta dice: “Sceriffo”.  

Dinanzi alla porta vi sono parecchie persone, e altre sono radunate nella strada davanti all’edificio.

Il ragazzo scende da cavallo in modo agile, poi lo avvicina alla staccionata, legandolo a quella.

 

Si incammina dunque verso l’edificio.

Alle sue spalle notiamo che alla staccionata è legata una scopa con la testa a forma di cavallo, nient’altro.

 

Non appena si avvicina notiamo che le varie persone lo fissano e lo indicano con alcuni cenni.

Un vecchio gli si avvicina.

 

VECCHIO

 Dov’è che vai, ragazzo?

 

RAGAZZO

 Il lavoro mi attende, caro George!

 

Il vecchio lo guarda sbuffando da dietro una folta barba bianca.

 

VECCHIO

 Faresti meglio a tornartene da dove sei venuto. Quello che cerchi non c’è più.

 

Il ragazzo non lo ascolta, lo evita sorridendo e facendosi largo tra le persone là presenti, entra finalmente nell’ufficio dello sceriffo.

Vi sono tre uomini che stanno parlando, seduti su delle sedie. Dietro una scrivania vi è quello che sembra lo sceriffo, che ascolta anch’esso seduto (interpretato da Christopher Plummer).

 

 

UOMO

 La situazione con gli uomini del ranch Crowford non è delle migliori. Hanno detto chiaramente che vogliono essere pagati entro domani.

 

La discussione si interrompe non appena il ragazzo entra nella stanza.

I tre seduti lo guardano, riconoscendolo e sorridendo.

Lo sceriffo invece lo fissa con sguardo serio.

 

RAGAZZO

 Dov’è lo sceriffo?

 

SCERIFFO

 Chi è questo?

 

UOMO

 E’ un ragazzo sceriffo…

 

SCERIFFO

 Lo vedo coi miei occhi che è un ragazzo. Madre natura non dev’essere stata buona con te, eh?

 

Gli altri tre uomini ridono.

 

RAGAZZO

 Dov’è lo sceriffo Edgar?

 

SCERIFFO

 Non c’è più. E’ stato mandato in pensione. Da questa mattina sono io il tuo sceriffo. Ora va via.

 

RAGAZZO

 Quando tornerà lo sceriffo Edgar?

 

SCERIFFO

Sei pure sordo oltre che stupido? Ho detto di andar via, abbiamo questioni importanti di cui parlare.

 

Il ragazzo si volta e corre via, con aria palesemente delusa, triste.

Noi rimaniamo dentro l’ufficio.

 

SCERIFFO

Che diavolo voleva?

 

UOMO

E’ un poveraccio… ci sarà rimasto male, era molto legato a Edgar.

 

UOMO

Già, era come un padre per lui… gli permetteva di venire qua durante la giornata.

 

SCERIFFO

Spero non mi chiediate di fare la stessa cosa.

 

Gli altri tre non rispondono.

 

SCERIFFO

Dunque, dicevamo riguardo agli uomini di Crowford?

 

Stacco.

 

 

Il ragazzo sta correndo lungo la strada principale.

Con una mano tiene il bastone dalla testa di cavallo, trascinandolo per terra.

Ha gli occhi lucidi.

 

RAGAZZO

 Sceriffo!

 

Urla a gran voce mentre corre, come se lo stesse cercando.

Le persone lo guardano da lontano, chi con sguardo indifferente, chi divertito.

E fra questi vi è un gruppo di uomini situati nei pressi di una stalla.

Uno di questi chiama un amico con un cenno del capo, poi si rivolge al ragazzo.

 

UOMO

 Ehi, ragazzo!

 

Il ragazzo rallenta la corsa, guardando chi lo sta chiamando.

 

UOMO

 Dico a te! Stai cercando lo sceriffo?

 

Il ragazzo annuisce, avvicinandosi alla stalla.

Gli uomini sorridono tra loro mentre quello si avvicina trascinando il cavallo di legno.

 

RAGAZZO

 Dicono che lo hanno mandato via! Ma non può essere, mi avrebbe avvisato!

 

UOMO

 Io forse l’ho visto.

 

RAGAZZO (sorridendo)

 Davvero?

 

UOMO

Già… era in una fossa, aveva quattro buchi nella pancia e vomitava sangue!

 

Tutti gli altri scoppiano a ridere, mentre il ragazzo si arrabbia e prende la pistola, puntandola verso l’uomo.

Il dito preme il grilletto, la pistola fa fuoco con un rumore potente, e l’uomo cade a terra. A seguire la pistola fa fuoco anche su tutti gli altri che hanno riso, e uno ad uno cadono per terra. Ne rimane solo uno in piedi, ma la pistola emette un click che ci fa capire che è scarica.

 

RAGAZZO (rivolto a quello rimasto in piedi)

 Sei fortunato….

 

Riponendo la pistola nella fondina, il ragazzo si volta e va via con lo sguardo chino verso il basso.

Alle sue spalle vediamo che tutti gli uomini sono in piedi e stanno ancora ridendo a crepapelle.

Non sentiamo comunque le loro risate, ma solo silenzio.

 

 

Stacco.

 

 

Il ragazzo sta camminando lungo una distesa di terra semi deserta. Davanti a lui non vi è nulla, oltre alla terra. Alle sue spalle notiamo la cittadina.

Il ragazzo cammina deciso, con lo sguardo fisso davanti a sé.

Una voce però lo fa voltare.

 

VOCE
Era proprio necessario far fuori quegli idioti?

 

Alla sua destra vi è un uomo a cavallo che gli sorride (interpretato da Bruce Greenwood).

 

 

Il ragazzo è felice nel vederlo, raggiante.

Ora anch’egli è inquadrato sopra al suo cavallo.

 

RAGAZZO

Sceriffo Edgar!

 

EDGAR
Già, in carne e ossa. Allora, rispondimi.

 

RAGAZZO

 Quegli stupidi ridevano di me! Ho dovuto farlo!

 

EDGAR

 Cosa ti ho detto di fare in queste situazioni?

 

Il ragazzo abbassa il capo, dispiaciuto.

 

RAGAZZO

 Essere indi… inde…

 

EDGAR

Indifferenti.

 

RAGAZZO

 Sì sceriffo Edgar. Ma quelli avevano detto che eri morto!

 

EDGAR

 Beh, lasciali parlare…

 

RAGAZZO (come se se lo sia ricordato solo adesso)

 Sceriffo, nel nostro ufficio è entrato un brutto ceffo che dice di essere il nuovo sceriffo della città!

 

L’uomo annuisce pensieroso, poi scuote il capo.

 

EDGAR

 Figliolo, la verità è che quello è veramente il nuovo sceriffo, che ci piaccia o no.

 

RAGAZZO

 Ma lei non può permetterlo!

 

EDGAR

 Non posso farci molto… ma ho sentito dire che è un tipo a posto. Un po’ burbero dai modi, ma affidabile.

 

Il ragazzo sembra dispiaciuto, ma non replica. Abbassa il capo, continuando a galoppare lungo la strada.

 

EDGAR

 Spiegami una cosa… dove stiamo andando?

 

Il ragazzo ci riflette su, poi ferma il cavallo tirando le redini.

 

RAGAZZO

 Stavo andando a cercarti, Sceriffo…

 

EDGAR

 Ora che mi hai trovato che ne diresti di tornarcene a casa?

 

RAGAZZO

 Ottima idea! Ho una fame da lupo!

 

Edgar gli sorride, e i due fanno girare i cavalli, per cambiare direzione.

 

RAGAZZO

 Che ne dice di una gara a chi arriva prima alla bottega di Philip?

 

EDGAR

 Dico che ti farò mangiare la polvere ragazzo!

 

Edgar incita il cavallo e lo stesso fa contemporaneamente il ragazzo. I due iniziano a galoppare a gran velocità verso la cittadina, alzando un nuvolone di polvere.

La polvere occupa tutta la visuale della mdp che è rimasta ferma, non permettendoci di vedere la strada. Dopo vari secondi inizia ad abbassarsi e notiamo in lontananza la figura del ragazzo che corre da solo tenendo alto il bastone dalla testa di cavallo.

Mentre corre emette alcuni versi di incitazione che udiamo a mala pena.

Lo seguiamo sempre dalla stessa inquadratura fino a quando non lo distinguiamo più.

Una folata di vento fa alzare altra polvere che oscura la visuale.

 

 

 

La polvere si abbassa, ma ora davanti a noi vi è una strada della cittadina.

Il ragazzo è dinanzi casa sua, ha ancora stretto in mano il suo bastone.

Si ferma davanti la porta, sentendo alcuni rumori provenire dall’interno.

Appoggia un’orecchia alla porta, ascoltando quelli che sembrano degli ansimi.

Il ragazzo sorride divertito.

Apre leggermente la porta, sbirciando attraverso lo spiraglio.

Illuminati dalla fioca luce di una lampada, vi sono sul letto due persone che stanno facendo l’amore.

Vediamo di spalle la schiena di una donna che si muove.

Il ragazzo osserva sempre sorridendo, poi apre un po’ di più la porta, facendola scricchiolare.

La donna si volta di scatto e l’uomo alza la testa per guardare. Si tratta del padre.

 

PADRE

 Va via brutto stronzo, non vedi che non si può entrare?

 

Gli urla in tono furioso.

Il ragazzo chiude subito la porta, portando una mano davanti alla bocca per trattenere le risate.

Quindi fa il giro della casa, arrivando nel retro.

Qua vi è una piccola costruzione in legno simile ad una capanna.

Il ragazzo vi entra dentro, sedendosi per terra.

Dissolvenza.

 

 

 

E’ giorno nella cittadina. Il sole è sorto, ma le strade non sono ancora piene, segno che probabilmente è ancora presto per la città affinché si metta in moto.

Lungo la strada sta camminando il ragazzo, che è giunto dinanzi l’ufficio del nuovo sceriffo.

Abbassa il capo riflettendo, poi lo rialza e si incammina  verso la porta, bussando.

 

Passano alcuni istanti e la porta si apre. E’ lo sceriffo, che guarda il ragazzo dall’alto con fare interrogativo.

 

SCERIFFO

 Cosa c’è?

 

RAGAZZO

 Salve signor sceriffo. Volevo darle il mio personale benvenuto e augurarle un buon lavoro qua da noi.

 

Lo sceriffo non si muove di un millimetro, scrutando il ragazzo con attenzione.

 

SCERIFFO

 Beh, grazie ragazzo. Ora fila via, ho da fare.

 

Lo sceriffo sta per chiudere la porta, ma il ragazzo la blocca con una mano, impedendoglielo.

 

RAGAZZO

 Aspetti, volevo dirle anche che può contare su di me per qualsiasi cosa. Io prima ero il vice sceriffo dello sceriffo Edgar. Ora che lo sceriffo Edgar è andato in pensione, potrei essere il suo nuovo vice sceriffo. Tiro perfettamente da cento metri di distanza con la mia Volcanic! Ho la vista di un’aquila e l’udito di una gazzella!

 

Lo sceriffo guarda con fare irritato la pistola di legno che il ragazzo ha alla fondina, poi spinge con forza la porta in modo tale da vincere la pressione esercitata dal ragazzo e chiuderla.

 

RAGAZZO

 Starò di guardia qua fuori!

 

Il ragazzo quindi sorride e si scosta dalla porta, rimanendo sotto la tettoia in legno.

Quindi si va a poggiare sulla staccionata, osservando la strada davanti a sé.

 

Stacco.

 

Il ragazzo è seduto su uno dei gradini che conducono alla porta dello sceriffo. Sembra annoiarsi, e gioca con la sua pistola di legno.

Tutto ad un tratto però qualcosa attira la sua attenzione. Giungono infatti degli uomini a cavallo, sono circa una decina e sembrano tutti diretti verso di lui.

Infatti si fermano proprio davanti all’ufficio dello sceriffo.

Il ragazzo si alza, scendendo i gradini ma restando a distanza.

 

RAGAZZO

 Cosa volete?

 

UOMO A CAVALLO

 Vogliamo parlare con lo sceriffo.

 

RAGAZZO

 Potete riferire a me.

 

UOMO A CAVALLO

E tu chi saresti?

 

RAGAZZO

 Si vede che non siete di queste parti.. sono il vice sceriffo, ecco chi sono.

 

Il ragazzo posa la mano sulla pistola che ha alla fondina.

Gli altri uomini assumono un fare minaccioso, infatti mettono mano alle loro pistole.

 

UOMO A CAVALLO

 Beh, dì al tuo capo che adesso che è arrivato deve discutere con noi riguardo un paio di cose. Direi che all’ordine del giorno c’è la tassa da pagare a chi come noi offre protezione a questa città.

 

RAGAZZO
 Noi ci proteggiamo da soli.

 

L’uomo a cavallo osserva con fare rabbioso il ragazzo, e questo ricambia con sguardo truce.

 

Stacco.

 

Lo sceriffo è dentro la sua stanza, seduto con le gambe sopra la scrivania.

Sente un rumore provenire da fuori, come delle voci.

Si alza, andando a guardare attraverso la finestra.

Ciò che vede è il ragazzo che sta puntando la pistola di legno in avanti, ma davanti a lui non vi è nessuno.

Il ragazzo apre bocca e pronuncia qualche frase che non capiamo bene.

Lo sceriffo guarda la scena con un sorriso in volto, poi scuote il capo.

Sempre dalla finestra vediamo che lungo la strada stanno arrivando due uomini a cavallo. Si fermano davanti l’ufficio e solo ora notiamo che sopra uno di quei cavalli vi sono due uomini, uno dei quali è legato.

Stacco.

 

La porta dell’ufficio si apre e lo sceriffo esce fuori.

Il ragazzo si volta a guardarlo.

 

RAGAZZO

 Ho mandato via quei brutti ceffi… ma ora ne sono arrivati altri due…

 

Lo sceriffo ignora il ragazzo, rivolgendosi a quelli appena arrivati. Uno di loro scende dal cavallo, trascinando giù con sé la persona legata.

 

UOMO

 Ehi sceriffo… ho qualcosa per te.

 

Lo sceriffo si avvicina, annuendo.

 

SCERIFFO

 Di chi si tratta?

 

UOMO

 Billy Weddings. E’ uno degli uomini del ranch di Crowford. Dovrebbe esserci una taglia…

 

Il ragazzo nel frattempo si è avvicinato ai due, guardando fisso negli occhi l’uomo legato. Quello di rimando gli rivolge un ghigno.

 

SCERIFFO

 Per la taglia passate la prossima settimana. Al momento siamo un po’ indaffarati, e dobbiamo sistemare alcune pratiche con la banca.

 

 

Il secondo uomo che è rimasto a cavallo scuote il capo.

 

UOMO 2

 Sceriffo, le taglie vanno pagate subito e in contanti. Altrimenti potrebbe anche succedere qualcosa alle funi di questo fuorilegge, e potrebbe fuggire di nuovo… e allora a noi non verremmo più pagati.

 

Lo sceriffo guarda con aria indifferente quello che ha parlato.

Poi annuisce, e lentamente va a prendere la sua pistola dalla fondina, puntandola all’uomo a cavallo.

 

 

SCERIFFO

 Io dico che non accadrà nulla a quelle funi.

 

Il ragazzo intanto ha continuato a guardare in cagnesco l’uomo legato.

All’improvviso quest’ultimo compie alcuni movimenti con le braccia, liberandosi dalle corde che quindi non erano legate abbastanza bene.

Spintona l’uomo che ha accanto, facendolo cadere per terra e si volta iniziando a correre.

 

SCERIFFO

 Fermatelo dannazione!

 

Primissimo piano degli occhi del ragazzo.

Quindi della sua mano, che con uno scatto veloce afferra la pistola di metallo dalla fondina.

 

SCERIFFO

 Cosa diavolo vuoi fare? Non ucciderlo ragazzo…

 

RAGAZZO

 Non lo farò.

 

Il ragazzo punta la pistola contro il bandito, che nel frattempo si è allontanato di parecchio.

 

UOMO

 Non lo beccherà mai…

 

UOMO

 Aspetta a dirlo…

 

Il ragazzo chiude un occhio per prendere la mira, quindi fa fuoco.

Vediamo che l’uomo, molto lontano, cade per terra come se fosse inciampato.

Il ragazzo soffia via del fumo dalla pistola.

 

VFC SCERIFFO

Coraggio, muoviti.

 

Il ragazzo si volta, e vede che lo sceriffo sta facendo entrare l’uomo – ancora legato – dentro l’ufficio. Gli altri due uomini invece sono saliti a cavallo e se ne stanno andando.

Il ragazzo segue lo sceriffo accelerando il passo.

Lo sceriffo fa entrare il prigioniero in un corridoio, ai lati del quale vi sono varie celle.

Il ragazzo, fermo dietro di loro, si rivolge a quello.

 

RAGAZZO

 Scusa per la gamba… ti rimetterai nel giro di una o due settimane.

 

 

L’uomo si volta a guardarlo.

 

UOMO

 Di che diavolo blatera quel mostriciattolo?

 

Lo sceriffo si volta verso il ragazzo.

 

SCERIFFO

 Ti ho detto che non voglio vederti qua in giro. Va a casa prima che ti prenda a calci.

 

Il ragazzo annuisce sorridendo, poi si volta e scompare.

Stacco.

 

 

 

 

Il ragazzo sta camminando lungo una strada della cittadina, quando incontra nel suo cammino una ragazzina sui dodici anni che cammina con un bastone davanti (interpretata da Chloe Moretz).

 

 

 Ha gli occhi aperti, ma dal modo di guardare e di camminare con quel bastone capiamo che è una non vedente.

Lei sta borbottando qualcosa a voce bassa, sorridendo.

All’improvviso giunge dalla strada un carro trainato da due cavalli. E’ molto veloce e rischia di andare incontro a lei, che si ferma, avendo sentito qualcosa.

Il ragazzo allora corre verso di lei, la prende per un braccio e la fa spostare dalla traiettoria del carro, che poco dopo gli passa accanto.

L’uomo alla guida del carro li guarda con fare rabbioso.

 

UOMO

 State attenti mocciosi!

 

La ragazzina sorride guardando il ragazzo, anche se non può vederlo.

 

RAGAZZA

 Grazie, mi hai salvato.

 

Il ragazzo appare molto timido, non sa cosa rispondere e annuisce.

Quindi le lascia andare il braccio e va via.

 

RAGAZZA (Gridando)

 Come ti chiami?

 

Ma il ragazzo è già lontano.

Lei rimane da sola, poi alza il braccio per odorarselo, nel punto in cui il ragazzo l’aveva afferrata.

Annusa in modo compiaciuto.

 

RAGAZZA
 Questo è il profumo del mio eroe.

 

Sorride, riprendendo a camminare.

 

Stacco.

 

 

La ragazza è giunta davanti a una casa in legno, sembra conoscerla, infatti sale in modo abbastanza sicuro i due gradini, aiutandosi con il bastone.

Giunta dinanzi alla porta, la apre ed entra.

Si trova dentro una specie di drogheria. Vi è un bancone dietro al quale una donna anziana sta seduta a ricamare a maglia. Alza appena il capo per guardare la ragazzina, tornando poi al suo lavoro.

 

DONNA

 Va via, oggi non c’è niente.

 

La ragazzina si avvicina, sempre sorridendo.

 

RAGAZZA

 Salve Angeline, come stai oggi?

 

ANGELINE

 Come stavo ieri.

 

RAGAZZA

 Spero bene allora. Hai visto? E’ una splendida giornata!

 

ANGELINE

 Già, come quella di ieri e quella di domani.

 

RAGAZZA

 Speriamo, Angeline.

 

La ragazza compie qualche passo in avanti, annusando l’aria.

 

RAGAZZA

 Mi accontento di qualche seme Angeline. Non ho molta fame oggi.

 

ANGELINE

 Ti ho già detto che non ho nulla da darti. Va fuori adesso, o chiamo tua madre.

 

La ragazza affievola il suo sorriso, annuendo.

 

RAGAZZA
 Comunque il tuo negozio fa sempre un buon odore. Vorrei abitare qua dentro per poterlo sentire sempre.

 

La ragazza si volta, ritornando verso la porta.

La apre, uscendo fuori.

 

RAGAZZA

 Buon lavoro Angeline.

 

La donna alza lo sguardo con fare infastidito, appena in tempo per vedere la porta che si chiude.

Stacco.

 

 

La ragazzina sta camminando sempre con il suo bastone, ed è giunta in una zona periferica della cittadina, dove non vi è quasi nessuno. Nel volto è perennemente presente un sorriso.

Entra in un vicolo, e non appena compie qualche altro passo inizia a sentire delle voci.

Davanti a lei il vicolo compie un angolo a destra e probabilmente qualcuno si trova oltre quell’angolo e lei non può essere vista.

 

VOCE MASCHILE

 Tutto chiaro?

 

VOCE MASCHILE

 Domani notte, alle quattro. Io e Joe diamo fuoco alle case della zona ovest, mike e Percy a quelle della zona est.

 

La bambina corruga le sopracciglia non appena sente quelle cose.

E’ rimasta ferma ad ascoltare, immobile.

 

VOCE MASCHILE

 Bene.

 

I due uomini sembrano aver terminato la discussione.

Sentiamo dei passi e dall’angolo del vicolo sbucano fuori i due uomini, che si fermano all’improvviso non appena vedono la ragazzina che fissa davanti a sé.

I due si  guardano a vicenda.

 

UOMO

 Ciao piccola.

 

RAGAZZA

 Salve signori. La mia casa è a quattro passi da qua, sono quasi arrivata. Potrei passare, o il passaggio è occupato? Sapete, io non vedo molto bene…

 

I due si guardano nuovamente tra di loro, poi le si avvicinano.

 

UOMO

 Cosa hai sentito poco fa?

 

RAGAZZA

 Ho sentito del vostro piano di dar fuoco alle case, signore. Le case della zona est e della zona ovest. Ma ho capito anche che per voi è meglio che rimanga un segreto, non è così?

 

UOMO

 Hai capito bene.

 

RAGAZZA
 Vi assicuro che terrò il segreto. Ma vi pregherei di non fare quello che volete fare… ci sono tante persone che abitano in quelle case e che ne soffrirebbero…

 

Uno dei due uomini si avventa sulla ragazzina, tappandole la bocca con la mano in modo da non farla gridare. Lei comunque non sembra fare molta resistenza, a parte scalciare con le gambe. Il bastone le cade per terra.

I due uomini si assicurano che sulla strada principale non ci sia nessuno, poi se ne vanno portandosela via e scomparendo dalla nostra visuale dal vicolo.

Stacco.

 

 

 

 

Inquadratura larga di un grande ranch.

Dentro un recinto vi sono molte mucche.

Alcuni uomini a cavallo passeggiano là intorno.

Stacco.

 

Un uomo sta guardando fisso la mdp, posta in basso (interpretato da Michael Papajohn).

 

 

UOMO

 Cosa diavolo volete che me ne faccia adesso?

 

Vediamo che sta fissando la ragazzina, la quale a sua volta sembra guardarlo con gli occhi aperti.

Si trovano in una stalla, lei è seduta su un mucchio di paglia e ha un’aria tranquilla.

Un altro uomo, quello che aveva rapito la ragazzina, si rivolge al primo che ha parlato.

 

UOMO

 Signore, ha sentito tutto… non possiamo lasciarla andare. Non subito almeno.

 

UOMO

 Come ti chiami?

 

RAGAZZA

 Lei odora di cavalli, signore.

 

 UOMO

 Perché ci lavoro, con i cavalli, mocciosa.

 

RAGAZZA
 Sì, lo avevo immaginato.

 

Lei sorride, lui la guarda e poi sbuffa.

 

 UOMO

 Lasciatela qua fino a domani. Poi liberatela.

 

UOMO

 Dobbiamo lasciarla da sola?

 

 UOMO

 Che diavolo, devo pensare a tutto io? Chiama qualche scansafatiche e digli di venire a controllarla… chiama John.

 

UOMO

 John è fuori, in città.

 

 UOMO

 Chi è rimasto qua?

 

UOMO

 Ci sarebbe Mark.

 

RAGAZZA

 Allora chiamate Mark.

 

 UOMO

 Vedi? Lei ci è arrivata prima di te.

 

L’uomo si volta e va via. L’altro guarda la ragazzina con fare irritato, quindi va via anch’esso, lasciandola da sola.

Lei sente la porta principale che sbatte e si chiude.

Si alza, girando su se stessa lentamente.

Poi inizia a camminare molto piano, un passo alla volta. Ogni passo è preceduto da un movimento del piede volto ad assicurarsi che non ci siano ostacoli.

Annusa l’aria inspirando profondamente.

Sorride, divertita.

Poco dopo la porta della stalla si apre, e fa il suo ingresso un ragazzo di corporatura robusta che poi richiude la porta (interpretato da Harry Melling).

 

 

RAGAZZA

 Tu devi essere Mark…

 

Il ragazzo la guarda con fare interrogativo, avvicinandosi.

 

MARK

 Sì, sono io. Devo controllarti, quindi vedi di fare la brava e non crearmi problemi.

 

RAGAZZA
 Sì, lo so. Piacere di conoscerti Mark.

 

La ragazza sorride divertita, lui invece la guarda in modo strano.

 

MARK

Sei cieca?

 

RAGAZZA

 Oh, no, non lo sono. Ci vedo benissimo. Secondo te come avrei fatto ad indovinare che eri tu?

 

MARK

 Avevi sentito il mio nome prima... e hai immaginato che potessi essere io.

 

RAGAZZA

 Esatto.

 

MARK

 Ma questo non centra nulla col fatto che tu sei cieca!

 

RAGAZZA

 Ti sbagli Mark.

 

Lei si volta, camminando in modo normale, fino ad arrivare al mucchio di paglia dove era seduta prima. Lentamente si volta, sedendovisi nuovamente, sempre col  sorriso alle labbra.

Mark si gratta la testa, poi si avvicina ad uno sgabello poco distante e vi si siede.

 I due si guardano a lungo.

 

MARK

 Di che colore è la mia camicia?

 

La ragazza si porta la lingua alle labbra, poi scuote il capo.

 

RAGAZZA
 Se ti avvicini te lo dirò.

 

Mark sorride divertito, quindi si alza e le si avvicina arrivandole davanti.

La ragazza allunga una mano fino a quando non incontra il corpo dell’altro. Prende quindi il lembo più basso della camicia e avvicinandolo a se lo annusa più volte.

 

RAGAZZA

 Mele e paglia. E’ una camicia sporca, andrebbe lavata e ricucita.

 

MARK

 Ti ho chiesto il colore…

 

RAGAZZA

 Per me sono questi i colori.

 

All’improvviso dall’esterno giunge il rumore assordante di fucili che sparano.

Mark ha un sussulto, mentre la ragazza tende le orecchie.

Poco dopo i rumori cessano.

Lui comunque si rivolge nuovamente a lei.

 

MARK

 Che vuoi dire?

 

RAGAZZA

 Che i colori non sono altro che i nomi che date voi alle cose in base a come li vedete. Anch’io do i nomi alle cose in base a come li vedo.

 

MARK

 Ma tu non li vedi!

 

RAGAZZA

 Ci sono tanti modi di vedere. Io sono unica, perché solo io li vedo in questo modo. Sono fortunata.

 

Mark la guarda senza capire, rimane a riflettere tra sé per qualche istante.

 

MARK

 Non vorresti essere come gli altri, che ci vedono… con gli occhi?

 

La ragazza riflette qualche istante, poi scuote il capo.

 

RAGAZZA

 Ti farò una domanda. Perché tu non vorresti essere cieco?

 

MARK

 Perché mi trovo bene così!

 

RAGAZZA

 Beh, anch’io mi trovo bene così… chiedere ad una come me se volesse vedere, è come chiedere ad un uomo se volesse imparare ad abbaiare.

 

Mark sorride appena, poi si siede accanto a lei sul mucchio di paglia.

 

MARK

 Allora dimmi, cosa vedi? Io, come sono?

 

La ragazza allunga le mani verso il viso di Mark, toccandoglielo da ogni parte in modo delicato. Poi abbassa le mani toccandogli le spalle, il petto e lo stomaco. Risale, andando verso le braccia, fermandosi infine nelle mani, che gli stringe.

Poi posa i suoi occhi su quelli suoi, sorridendogli in modo dolce.

 

RAGAZZA

 Tu sei Mark, sei un ragazzo più grande di me, hai già l’età per cavalcare e per considerarti quasi un uomo. Ma ancora è presto… ancora non tutti ti considerano un uomo. Sei forte, ma sei lento. Hai un cuore grande e una mente curiosa, ma questo lo sanno in pochi. La maggior parte delle persone ti vede come una persona poco capace e questo ti fa stare male.

 

Il ragazzo rimane fermo senza dire una parola.

A poco a poco notiamo che i suoi occhi stanno diventando lucidi. Infine una lacrima scende veloce sulla guancia. Lui lascia le mani della ragazza per andare ad asciugarsela in fretta, come se ne provasse vergogna.

Lei si avvicina un po’ a lui, annusando l’aria.

 

RAGAZZA

 Questo è l’odore dell’anima. L’anima è gustosa, quando sgorga fuori dagli occhi ha il sapore del sale.

 

Lei porta le sue mani sul viso di lui, asciugandogli quelle lacrime con le dita.

Lui la lascia fare.

 

MARK

 Vorrei poter vedere come fai tu…

 

Lei inizia a sorridere, poi a ridere di gusto, seguita a ruota dal ragazzo.

I due ridono a gran voce dentro la stalla.

La mdp si allontana lentamente da loro.

Dissolvenza.

 

 

 

Il ragazzo ha gli occhi chiusi, sta dormendo sulla brandina dentro casa.

In sottofondo sentiamo delle urla distanti, che provengono da fuori.

Primo piano del padre, che dorme.

Ancora una volta sentiamo le urla, queste più vicine.

Il ragazzo apre gli occhi, alzando la testa e guardandosi intorno con fare intontito.

Le urla sono sempre di più, e di più persone. Assieme a queste rumori di zoccoli.

Il ragazzo si alza in fretta, si infila i pantaloni e la camicia, poi va verso la porta.

Aprendola, nota che nel cielo vi è una grande cappa di fumo. Alcune persone stanno scappando.

 

RAGAZZO (rivolgendosi al padre)

 Io vado dallo sceriffo!

 

Il padre continua a dormire, non sente nulla.

Stacco.

 

Il ragazzo sta camminando sbalordito lungo la via principale della cittadina.

Lo spettacolo attorno a lui è grottesco, infatti molte case stanno andando a fuoco.

La gente scappa da tutte le parti, vari uomini a cavallo sfrecciano lungo la strada.

Una donna anziana sta scappando e lo incontra.

 

RAGAZZO

 Cosa è successo?

 

ANZIANA

 Il demonio è venuto! Questa città è maledetta…

 

RAGAZZO

 Ma chi è stato?

 

La donna va via proseguendo per il suo cammino, poi si ferma di colpo puntandogli il dito.

 

ANZIANA

 Dovevamo immaginarlo che un mostro come te non avrebbe portato che guai e sciagure su di noi!

 

Il ragazzo è dispiaciuto da quelle parole. La donna si volta, riprendendo a correre e lui fa altrettanto, continuando per la sua strada.

Dalla sua destra giungono delle urla.

Si volta di scatto, vedendo una ragazzina dentro una casa, che sbatte le mani contro una finestra. La casa sta andando in fiamme e la porta d’ingresso ne è ricoperta.

Il ragazzo si avvicina a quella finestra, e nota che non è altro che la ragazzina non vedente.

 

RAGAZZA

 Aiutami, ti prego! E’ bloccata!

 

Il ragazzo posa una mano nel vetro, come se volesse toccarla.

Poi annuisce, facendogli cenno di spostarsi.

 

RAGAZZO

 Levati di mezzo!

 

La ragazza si sposta come gli viene detto.

Lui indietreggia di qualche passo, prende la rincorsa a si scaglia con la spalla contro la finestra, rompendone il vetro. Rimane comunque all’esterno.

La ragazza gli si avvicina, e i due si stringono la mano sorridendo.

Poi lui inizia a togliere i vetri residui attaccati al legno con le mani.

Il lavoro gli provoca vari tagli, le mani gli iniziano a sanguinare, ma dopo un minuto riesce a liberare completamente la finestra.

Aiuta quindi la ragazza ad uscire, tendendole una mano.

 

Dalla strada giunge una voce conosciuta.

E’ quella dello sceriffo, che è a cavallo e sta guardando il ragazzo. E lo vediamo anche noi dalla sua soggettiva. Il ragazzo è da solo, ha una mano insanguinata tesa verso il vuoto. Si sposta come se stesse aiutando qualcuno ad uscire, ma dentro la casa non vi è nessuno.

 

SCERIFFO

 Cosa diavolo stai facendo?

 

Il ragazzo si volta a guardarlo, sorridendogli.

 

RAGAZZO

 Aiuto le persone a fuggire sceriffo!

 

Lo sceriffo gli guarda ancora una volta le mani, che continuano a sanguinare. Sembra indeciso sul da farsi. Poi dal fondo della strada sente giungere altre grida di aiuto e degli spari.

 

SCERIFFO

 Mettigli una pezza e torna a casa, stupido...

 

Quindi incita il cavallo a ripartire, lasciando là il ragazzo che sta sorridendo.

Stacco.

 

 

Il ragazzo è seduto sul gradino di una casa della città. Si sta fasciando le mani sanguinanti con delle pezze ricavate dalla sua stessa camicia.

In lontananza continuiamo a sentire il rumore del fuoco che divampa nella città, assieme a quello delle urla e degli spari.

 

Una voce, proveniente dalla sua destra, lo fa voltare.

 

VOCE
 Hai da accendere figliolo?

 

E’ lo sceriffo Edgar che lo guarda con una sigaretta tra le labbra. E’ seduto su quello stesso gradino, a poca distanza dal ragazzo.

Quest’ultimo lo guarda con un sorriso, per poi scrollare il capo.

 

EDGAR

Cosa hai fatto alle mani?

 

RAGAZZO

Mi sono ferito mentre aiutavo delle persone a uscire di casa. C’era un incendio!

 

EDGAR

Lo vedo… gran brutta faccenda.

 

RAGAZZO

Non dovremmo fare qualcosa, sceriffo Edgar?

 

EDGAR

Per il fuoco non possiamo fare niente ormai. Senti?

 

RAGAZZO

Sono spari…

 

EDGAR
Saranno gli uomini di Crowford Quei brutti bastardi… meriterebbero una lezione.

 

RAGAZZO

Possiamo andare là e ucciderli!

 

EDGAR

Come intendi farlo?

 

RAGAZZO

Con questa, sceriffo.

 

Il ragazzo estrae dalla fondina la sua pistola, mostrandola.

 

EDGAR

Hai bisogno di qualcosa di meglio, figliolo… quella è ormai un pezzo da museo, non te ne sei accorto?

 

Il ragazzo guarda la pistola. Ora ci appare diversa, arrugginita e dall’aspetto poco funzionante.

Annuisce, alzandosi.

 

EDGAR

Dove stai andando?

 

RAGAZZO

So dove trovarne una…

 

Edgar sorride, ammiccando.

Il ragazzo si volta e inizia a correre, mentre la mdp rimane fissa su Edgar, che si accende la sigaretta con un fiammifero.

Stacco.

 

 

 

 

 

 

La ragazza non vedente e Mark sono sempre nel fienile.

Sono distesi su un mucchio di paglia, guardando verso l’alto, verso la mdp.

 

RAGAZZA

I tuoi compagni stanno facendo qualcosa di sbagliato.

 

MARK

Cosa ne sai?

 

RAGAZZA

Li ho sentiti parlare… è per questo che mi hanno rapita.

 

MARK

Intendevo dire, cosa ne sai che si tratta di qualcosa di sbagliato?

 

RAGAZZA
Perché hanno intenzione di uccidere delle persone, Mark.

 

MARK

Uccidere non è sempre sbagliato. Lo sceriffo ha il potere di uccidere gli altri, se è per difendere altri.

Come fai a sapere se quello che stanno facendo è giusto o no? Dal loro punto di vista potrebbe essere la cosa giusta.

 

RAGAZZA

Mark, davvero pensi questo?

 

MARK

Io… credo di sì.

 

RAGAZZA

Davvero pensi che ci possano essere motivazioni giuste per uccidere qualcuno?

 

MARK

Se le persone fanno qualcosa di sbagliato, devono pagare.

 

RAGAZZA

Nella zona dove i tuoi compagni vogliono appiccare il fuoco, ci abita una vecchia donna, ha centoquattro anni. Non si muove mai di casa, non riesce ad alzarsi dal letto perché ha le gambe troppo deboli. Però ha sempre una gran fame e una parlantina veloce. Lei non sa chi abita accanto a lei, non sa come si chiama lo sceriffo, e in questo momento non sa perché la sua casa sta andando a fuoco.

 

Mark si volta a guardarla. Nei suoi occhi leggiamo sensi di colpa.

 

RAGAZZA

 In questo momento starà pregando per non morire in modo troppo doloroso.

 

MARK

 Perché mi dici queste cose?

 

RAGAZZA

Lei che colpa ha, in questa storia?

 

Mark non dice nulla, si limita a guardarla, deglutendo. Poi alza la schiena, mettendosi seduto.

 

MARK

Esiste realmente questa donna?

 

RAGAZZA

E’ la mia nonna.

 

Mark rimane qualche istante a pensare, poi si alza, prendendo la ragazza per mano e facendola alzare a sua volta. Si dirige verso la porta, seguito da lei che sorride.

 

RAGAZZA

Grazie.

 

I due escono dal fienile, la cui porta si richiude.

Stacco.

 

 

 

 

Il ragazzo è in una strada al momento vuota.  I rumori di spari sono più vicini, ma non si vedono persone in giro. In questo punto le case sono ancora intatte.

Continuando a correre, giunge davanti l’ufficio dello sceriffo.

Le luci all’interno sono accese.

Il ragazzo sbircia dalla finestra, notando che dentro non vi è nessuno.

Quindi si reca alla porta, la apre ed entra.

 

L’ufficio dello sceriffo si conferma essere vuoto. Le luci sono comunque accese.

Il ragazzo si avvicina alla scrivania, quindi si abbassa sotto di essa.

Per terra vi sono delle assi di legno. Ne scosta una, quindi scosta anche la seconda, rivelando una piccola nicchia. Infilando la mano là dentro, la tira fuori impugnando una pistola impolverata.

 

Si alza, guardandola.

Con l’altra mano prende la sua vecchia pistola dalla fondina. Le osserva entrambe. La prima è reale, la seconda è solo un pezzo di legno a forma di pistola. Getta quest’ultima per terra, infilandosi la pistola vera nella fondina.

 

In quello stesso istante, si apre la porta dell’ufficio e qualcuno entra rumorosamente.

Sull’uscio della porta compare il nuovo sceriffo, che si trascina a fatica. Ha una macchia rossa all’altezza dello stomaco. Si poggia al muro di fronte la scrivania, facendosi scivolare per terra.

 

SCERIFFO

Che diavolo ci fai qua?

 

Il ragazzo si avvicina in fretta allo sceriffo.

 

RAGAZZO

Sono venuto a prendere la pistola, sceriffo. Per fargliela vedere a quei farabutti.

 

Lo sceriffo scuote il capo, poi inizia a ridere. Ma le risate sono sostituite da colpi di tosse che gli fanno sputare del sangue.

 

RAGAZZO

L’hanno colpita?

 

SCERIFFO

Già, e dato che non voglio passare i miei ultimi minuti con uno stupido come te, vedi di andar fuori a farti ammazzare.

 

Il ragazzo si siede di fronte allo sceriffo, guardandolo con attenzione.

 

RAGAZZO
Lo sceriffo Edgar mi diceva che quando una persona muore, non la si deve lasciare morire da sola. Perché è pauroso, morire da soli.

 

SCERIFFO

Ah, sì? Quando tu morirai, pensi che ci sarà qualcuno con te?

 

Il ragazzo inizia a riflettere, per poi sorridere.

 

RAGAZZO

Ci sarà lo sceriffo Edgar!

 

Lo sceriffo tossisce nuovamente sputando per terra altro sangue.

 

RAGAZZO

Dove andrà, sceriffo?

 

SCERIFFO

All’inferno.

 

RAGAZZO

Perché?

 

SCERIFFO

Perché è l’unico posto dove mi accetteranno.

 

RAGAZZO

Lei pensa che anch’io andrò all’inferno quando morirò?

 

SCERIFFO

Dipende.

 

RAGAZZO

Da cosa?

 

SCERIFFO

Da quante persone hai ucciso in vita tua. Meno di cinque? Andrai in paradiso. Meno di dieci? In purgatorio. Più di dieci? All’inferno.

 

RAGAZZO

Penso proprio che andrò all’inferno come lei, sceriffo. Ci incontreremo là, se vuole.

 

Lo sceriffo non risponde, si contorce dal dolore tenendo una mano sullo stomaco.

 

RAGAZZO

Com’è l’inferno?

 

SCERIFFO

E’ come qua.

 

RAGAZZO

Davvero?

 

SCERIFFO

E’ come questa vita schifosa. Ti prenderanno in giro come ti prendono in giro adesso. Cercheranno di fotterti, cercheranno di fotterti la donna, i soldi e tutto ciò che hai. La differenza è che non morirai, ma sarai costretto ad essere dannatamente fottuto, giorno dopo giorno, per l’eternità.

 

Il ragazzo non risponde, sembra assorto nei pensieri.

 

SCERIFFO

Cerca di evitarlo. Forse sei ancora in tempo.

 

RAGAZZO

E come faccio?

 

SCERIFFO

Smettila di ammazzare persone. Probabilmente lassù avranno pietà di te.

 

Lo sceriffo si contorce nuovamente per il dolore, piegando il capo da un lato.

Rimane però in quella posizione, con una smorfia sul viso, senza più muoversi.

Il ragazzo gli scuote una gamba, poi gli si avvicina.

Gli posa le mani sul volto, facendo assumere alla bocca un aspetto più naturale, e chiudendogli occhi.

 

RAGAZZO

Magari avranno pietà anche per te, sceriffo.

 

Stacco.

 

La porta degli uffici dello sceriffo si apre, ed esce fuori il ragazzo, che si guarda intorno qualche istante, prima di incamminarsi.

Stacco.

 

 

 

 

 

Mark e la ragazza non vedente stanno correndo lungo una strada secondaria della cittadina, mano nella mano.

Si sente bene il rumore del fuoco che divampa, e una delle case davanti alla quale passano è infatti in preda alle fiamme.

Un uomo a cavallo passa velocemente accanto a loro, senza curarsene.

 

RAGAZZA

 Vedo cose che non mi piacciono.

 

Mark si volta a guardarla, senza smettere di correre.

 

MARK
Siamo davanti all’emporio. E’ là, a destra.

 

La ragazza allora si ferma, costringendo anch’egli a fermarsi.

Poi si volta a sinistra, imboccando una strada.

Questa volta è lei a camminare davanti, con un braccio teso in avanti, e Mark la segue tenendole sempre la mano.

Il rumore di fiamme si fa sempre più grande man mano che proseguono.

La ragazza rallenta, spostandosi a destra e toccando con la mano un palo di legno che fa da tirante per un piccolo recinto fatto di fili di ferro.

 

RAGAZZA

E’ qua.

 

La mdp ci mostra la casa. Una piccola casa in legno, sul quale tetto vi sono delle fiamme, ma ancora in buone condizioni.

 

RAGAZZA

Aspetta qua.

 

Mark le lascia andare la mano quasi a stento, e lei entra nel piccolo cortile, dirigendosi verso la porta d’ingresso con fare sicuro.

La apre, entrando.

Una luce fioca proviene dal fondo della stanza.

La ragazza gli si avvicina, e notiamo distesa su un letto una donna anziana con gli occhi chiusi (interpretata da Betty White).

 

 

 

RAGAZZA

Nonna!

 

La donna apre debolmente gli occhi, si volta a guardarla e le sorride.

 

NONNA

Cosa fai qua a quest’ora?

 

RAGAZZA

La casa sta andando a fuoco, dobbiamo andar via.

 

La donna sorride debolmente, con una risata che sembra quasi un singhiozzo.

 

NONNA

Non dire sciocchezze. Tu piuttosto, dovresti andare a casa.

 

RAGAZZA

Il tetto sta bruciando. C’è odore di carbone, di fumo, di legna bruciata. Non mi piace vedere queste cose.

 

La ragazza si avvicina alla donna, mettendosi in ginocchio al suo capezzale e stringendole le mani.

 

NONNA

Lo so piccola, ma io non andrò da nessuna parte.

 

RAGAZZA

Ma perché?

 

NONNA

Perché ho deciso che non uscirò più da questa casa. Ho fatto una promessa, e le promesse vanno sempre mantenute. Se sarà la casa a morire, vorrà dire che morirò con la casa.

 

RAGAZZA

Morire?

 

NONNA

Già, morire. E’ una di quelle parole che non ti piacciono, vero? Lo immaginavo…

 

RAGAZZA

Quando qualcosa muore, poi non c’è più, ma per sempre. Non è una cosa che ritorna, lo perdi e non torna più.

 

NONNA

Chi ti ha detto queste scemenze?

 

RAGAZZA

Lo so, l’ho imparato.

 

NONNA

Hai imparato male, stupida che non sei altro! Morire non vuol dire andar via per sempre.

 

RAGAZZA

Ah, no? Cosa devo fare, prendere il tuo corpo carbonizzato e portarlo nel mio armadio?

 

NONNA

Non te lo consiglio, le vecchie carbonizzate di solito emanano cattivo odore… ti rovinerei tutti i vestiti e poi nessun ragazzo vorrà uscire con te!

 

 

Le due sorridono, ma vediamo che la ragazza oltre a sorridere sta anche versando delle lacrime.

 

NONNA

Sai come ho fatto io, quando tuo nonno è morto?

 

La ragazza scuote la testa.

 

NONNA

Gli ho fatto fare una promessa.

 

RAGAZZA

Che genere di promessa?

 

NONNA

Gli ho detto che quando sarebbe stato in paradiso, mi sarebbe dovuto venire a trovare in sogno, almeno una volta a settimana.

 

RAGAZZA

Come facevi a sapere che il nonno sarebbe andato in paradiso?

 

NONNA

Oh, queste sono cose che si sanno. Lo si legge negli occhi delle persone.

 

La ragazza porta una mano verso i suoi occhi, lucidi.

 

RAGAZZA

Cosa leggi in quelli miei?

 

La donna si volta da un lato con molta fatica, poi prende tra le mani la testa della ragazza e l’avvicina a sé per guardarla da vicino.

 

NONNA

Leggo che un giorno io, tu e il nonno ci rincontreremo in un posto divertente. E’ un circo, anzi, somiglia di più ad un teatro con il circo. Vedo tante cose buone da mangiare, aquiloni colorati e un sole alto nel cielo che ci riscalda sempre. Ti vedo sorridere, e anch’io sorrido. E ci sono tante altre persone con cui parlare, scambiarsi battute, e giocare a carte.

 

La ragazza sorride mentre sente quelle parole.

La donna le lascia andare la testa, e lei l’abbraccia stringendole le braccia intorno al collo.

Una trave di legno infuocata cade improvvisamente per terra, al centro della stanza.

 

NONNA

Ora devi andare.

 

La ragazza si alza, senza comunque allontanarsi ancora.

 

RAGAZZA

Il nonno ha poi mantenuto la promessa?

 

NONNA
Oh, sì, ha fatto molto di più. E’ venuto ogni notte a trovarmi.

 

RAGAZZA

Devi promettermi che anche tu verrai a trovarmi.

 

La donna sorride, annuendo.

 

NONNA
Te lo prometto. Ci faremo tante belle chiacchierate e tu mi potrai raccontare delle tue storie d’amore.

 

La ragazza sorride divertita e imbarazzata.

Un’altra trave di legno cade a poca distanza da lei.

Saluta con un gesto della mano la nonna, quindi si volta dirigendosi verso la porta.

Mark è là davanti ad aspettarla, infatti non appena la vede la prende per una mano e la trascina via.

 

Mentre i due si allontanano dalla casa, vediamo come alle loro spalle il tetto ceda, riversandosi verso l’interno della casa in modo rumoroso.

La ragazza si volta in direzione della casa, nel suo viso vi è ancora un sorriso.

Stacco.

 

 

 

 

Sullo sfondo di alcune case in fiamme si staglia un gruppo di una decina di uomini.

Primo piano di un piede che si possa su un mucchio di sabbia e cenere.

La mdp sale verso l’alto, e capiamo che si tratta del ragazzo, che impugna la pistola.

Questo inizia a camminare nella direzione di quelli, con sguardo irato e passo deciso.

Lo seguiamo di spalle mentre si avvicina al gruppo, del quale sentiamo a malapena qualche frase.

 

UOMO

Mi fa piacere essere riusciti a trovare un accordo così in fretta.

 

UOMO

Stia attento signor Crowford…

 

Uno di quei uomini si volta verso il ragazzo, fissandolo.

 

UOMO

Ehi, guardate chi ci è venuto a trovare!

 

Anche gli altri uomini si voltano a guardarlo. Lui intanto si è fermato.

 

UOMO

Vuoi partecipare alla discussione anche tu?

 

Gli altri ridono, tranne il signor Crowford che si limita a fissarlo incuriosito (cameo di Andy Garcia).

 

 

 

RAGAZZO

Siete voi i bastardi responsabili di questo?

 

Domanda indicando con la mano libera una casa in fiamme.

 

Il signor Crowford gli si avvicina lentamente, lasciando gli altri dietro di sé.

 

CROWFORD

Sì, figliolo, siamo stati noi. Questa città aveva bisogno di… un cambiamento.

 

Altre risate da parte degli uomini rimasti dietro.

Il ragazzo alza lentamente il braccio destro verso l’uomo puntandogli la pistola al petto.

L’uomo non fa una piega, osserva il ragazzo con sguardo glaciale.

 

CROWFORD

Cosa intendi fare? Farmi fuori? Uccidermi? Mandarmi all’inferno? Fare di me cibo per i vermi?

 

RAGAZZO

Sì, signore.

 

Il ragazzo sembra più deciso a sparare.

Gli altri rimasti dietro hanno smesso di ridere, e qualcuno impugna la propria pistola, con sguardo preoccupato.

 

CROWFORD

Cosa aspetti? Spara.

 

Primo piano della mano del ragazzo che trema, l’indice si posa sul grilletto, poi però la mano viene abbassata.

Il ragazzo continua a fissare l’uomo, non più deciso a sparargli.

 

CROWFORD (sorridendo)

Dalla a me, quella. Rischi di farti male.

 

Il ragazzo gli porge l’arma senza ribellarsi.

 

Intanto dalla parte opposta al ragazzo, arrivano Mark e la ragazza.

Mark è sorpreso di vedere là quegli uomini. Uno di quelli lo nota, gridandogli.

 

UOMO

Mark, sei tu?

 

Mark vorrebbe andarsene, ma la ragazza continua a camminare trascinandolo per mano.

 

UOMO

Che diavolo ci fai qua?

 

UOMO 2

Ti avevamo detto di stare di guardia alla ragazza.

 

MARK

Lo so, ma…

 

Prima che Mark possa finire di parlare, viene interrotto bruscamente da un proiettile che gli si conficca in petto.

La ragazza trasale al sentire il rumore dello sparo.

 

RAGAZZA

Mark, stai bene?

 

Mark non risponde, rimane a fissare davanti a sé qualche istante e poi cade a terra. La ragazza, che gli teneva stretta la mano, subisce uno strattone verso il basso, e quindi lo lascia andare.

 

E’ inquadrato Crowford con la pistola del ragazzo tra le mani, ancora fumante.

Gli uomini lo guardano in modo spaventato.

 

UOMO 2

Capo, non ha fatto nulla di male…

 

CROWFORD

Ha disobbedito. E’ ora che questa città e i suoi abitanti capiscano cosa vuol dire l’ordine e le regole. Le mie, regole.

 

Gli altri non osano fiatare.

Crowford si incammina, seguito dai suoi uomini.

Il ragazzo è rimasto ad osservare la scena, immobile.

La ragazza ora è davanti a lui, anch’essa immobile.

Mark è in mezzo a loro due, per terra.

 

RAGAZZA

E’ rimasto qualcuno, vero?

 

Il ragazzo compie qualche passo in avanti, e lo stesso fa la ragazza.

 

RAGAZZA

Quest’odore… (sorride) sei l’eroe che mi ha salvato ieri, non è vero?

 

 

Il ragazzo accenna ad un sorriso, avvicinandosi ancora.

I due ora sono l’uno di fronte all’altra, e fra i piedi hanno il corpo senza vita di Mark, che impedisce loro di avvicinarsi ulteriormente.

La ragazza porta avanti una mano, andando a toccargli il viso.

 

RAGAZZA

Sapevo che eri diverso. L’avevo capito.

 

Il ragazzo la guarda intensamente, rimanendo immobile.

 

RAGAZZO

A te piace essere diversa?

 

La ragazza ha ancora una mano poggiata sulla sua guancia.

Sorride in modo quasi felice.

 

RAGAZZA

E’ la cosa più bella che possa esserci.

 

RAGAZZO

Perché sorridi?

 

RAGAZZA

Perché il fuoco non mi ha bruciata. Perché mia nonna in cielo mi sta dicendo che si sta divertendo un mondo… perché Mark ora andrà da lei e si divertiranno insieme… perché sta soffiando un vento che manderà via tutto il fumo… perché ho incontrato te, che sei il mio eroe.

Ti bastano come motivazioni?

 

Il ragazzo a poco a poco inizia a sorridere, fino a quando anch’egli alza la mano, portandola verso il viso di lei.

Chiude gli occhi, carezzandole la guancia.

 

RAGAZZA

Qual è il tuo nome?

 

La mdp si allontana lentamente dai due, salendo verso l’alto e inquadrando la città, dove alcune case sono ancora in fiamme.

Nel cielo sta per sorgere il sole.

Dissolvenza in schermo nero.

 

 

 

 

 

DIRETTO DA JANE CAMPION

 

 

 

 

SCENEGGIATURA DI ANDREA CARBONE

 

 

 

 

CON

 

Ragazzo -------------------- Tommy Jessop

 

Sceriffo Edgar --------- Bruce Greenwood

 

Sceriffo ------------- Christopher Plummer

 

Ragazza ---------------------- Chloe Moretz

 

Mark ------------------------- Harry Melling

 

Nonna -------------------------- Betty White

 

Padre  ----------------------- Jim Broadbent

 

Uomo  ----------------------- Robert Farrior

 

Uomo -------------------- Michael Papajohn

 

CAMEO

Crowford --------------------- Andy Garcia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UNA PRODUZIONE

 

 

 

 

 

IN COLLABORAZIONE CON

 

 

 

 

 

IL FILM PARTECIPA AL FESTIVAL DI ROMA 2009

 

 

 

 

Si ringrazia Clint94 per alcune dritte e tutti gli amanti dei film western che mi hanno spinto con la loro ostinata passione a cimentarmi in quest’opera, cosa che mai avrei sognato di fare fino a qualche tempo fa.